Accoltellò una donna a caso a Milano, processo con rito abbreviato per Lanni
LA DECISIONE. Il sessantenne punta a ottenere lo sconto di un terzo della pena, la vittima aggredita in piazza Gae Aulenti: «Questione di un millimetro e sarebbe morta»
Lettura 2 min.Udienza a Milano.
Vincenzo Lanni, il sessantenne di Villa di Serio con un passato da programmatore informatico che la mattina del 3 novembre accoltellò a caso una donna in piazza Gae Aulenti a Milano , ha chiesto di essere processato con giudizio abbreviato.
La richiesta di poter usufruire del procedimento speciale, che consente di ottenere uno sconto di pena pari a un terzo rispetto alla condanna prevista dal rito ordinario, è stata formalizzata venerdì mattina dal suo difensore, l’avvocato Beatrice Lizzio, nel corso dell’udienza preliminare davanti al gup del Tribunale di Milano Chiara Valori.
L’accusa di tentato omicidio
Da parte sua, la pm milanese Maria Cristina Ria contesta all’imputato il reato di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla recidiva. Nel 2016 Lanni fu infatti condannato in abbreviato a otto anni di reclusione (più tre in una residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza) dal gup del Tribunale di Bergamo per il duplice accoltellamento di due anziani pensionati in Val Seriana . Il 20 agosto dell’anno prima, con le stesse modalità del blitz milanese, aveva accoltellato prima un settantottenne a Villa Di Serio e poi un signore di 84 anni ad Alzano Lombardo.
La donna aggredita è parte civile
Durante l’udienza di venerdì c’è stata anche la costituzione di parte civile della donna aggredita, 44 anni, una manager di Finlombarda, la società finanziaria di Regione Lombardia, assistita dall’avvocato Paolo Cardone.
«Questione di un millimetro e la mia assistita sarebbe morta», ha ricordato il patrono civile della vittima casuale di Lanni che, quattro giorni prima dell’aggressione, era stato espulso
«Questione di un millimetro e la mia assistita sarebbe morta»
dalla comunità 4Exodus di Casale Litta, in provincia di Varese, dove aveva deciso di restare anche dopo aver trascorso quasi cinque anni tra affidamento in prova e libertà vigilata. D’altronde, quella «era la sua famiglia», aveva spiegato durante l’interrogatorio subito dopo il fermo l’uomo che nel 2023 fu preso alla stazione di Varese con un coltello da 34 centimetri nello zaino.
La richiesta di risarcimento
«Abbiamo presentato una richiesta di risarcimento di 150mila euro per il solo danno biologico», ha aggiunto il legale della manager di Finlombarda che a seguito dell’accoltellamento ha perso la milza, ha avuto un polmone perforato ed è stata costretta a una degenza di mesi in ospedale. «La signora ha ripreso a lavorare da poco, ma tuttora ha paura ad uscire di casa. Si sta sottoponendo a un percorso psicoterapeutico di Emdr strutturato ad hoc per il superamento del grave trauma subito».
Se la perizia, disposta all’epoca dal giudice bergamasco, aveva concluso per il vizio parziale di mente, la perizia disposta dal gip del Tribunale di Milano lo ha invece giudicato capace di intendere e volere pur rivelando un profilo psichiatrico caratterizzato da «un funzionamento ossessivo compulsivo» e da «tratti schizoidi, evitanti e ossessivi».
La sentenza nei confronti dell’uomo che voleva vendicarsi dei poteri economici, che a suo giudizio avevano determinato il suo licenziamento una dozzina di anni fa, è attesa per il 20 novembre. L’udienza è stata aggiornata per un impedimento per motivi di salute del pm e, dunque, la discussione del processo si terrà nella prossima data.
© RIPRODUZIONE RISERVATA