
(Foto di Magni)
IL COMMENTO. Così brutta da essere persino disarmante. Da guardarla con tale sconforto che non si riesce nemmeno ad arrabbiarsi. L’Atalanta ha scelto il suo volto peggiore per salutare definitivamente il bel sogno che l’ha accompagnata (anzi, che ci ha accompagnati tutti, anche quelli che magari hanno rinunciato a priori a sognare) fino a questo caldo pomeriggio di primavera nello stadio cantiere di Firenze.
Molle, vuota, sfiduciata, magari sulle gambe anche se poi in situazioni così è difficile capire dove finisce la componente fisica e dove comincia quella mentale, e fino a che punto si intreccino. Poi certo, se vai ad analizzare la gara scopri che la sconfitta è arrivata per un clamoroso errore individuale a primo tempo ormai scaduto. Ma se anche fosse finita zero a zero con Carnesecchi nei panni (ancora una volta) del migliore non sarebbe cambiata la sostanza.
L’Atalanta ha salutato la corsa per il titolo, e adesso guarda con preoccupazione al ritorno del Bologna, della nuova Juventus targata Tudor, della Roma, della stessa Fiorentina (parsa ieri particolarmente in palla) che puntano a sottrarle anche quel posto Champions che fino a tre settimane fa sembrava sicuro. E che adesso bisognerà invece difendere, o riconquistare, a partire dalle prossime due gare interne con la Lazio (pure lei con legittime pretese, anche se in calo) e il Bologna. Non andare nemmeno in Champions sarebbe un brutto colpo. Non perché l’Atalanta abbia il dovere di andarci, né tantomeno perché abbia bisogno dei quattrini garantiti dal palcoscenico europeo più ricco. Ma perché ha mostrato di meritarselo per gran parte della stagione. E non è pensabile stavolta crolli proprio nel periodo in cui negli anni scorsi ha costruito suoi successi. Quanto al sogno scudetto definitivamente sfumato, via libera a chi adesso potrà dire di averlo sempre detto. Sono le regole del gioco.
Per chi ci ha creduto, due spunti di riflessione. Il primo è che dopo averlo accarezzato e conosciuto, magari la prossima volta l’Atalanta ci si potrà accostare con meno timidezza e un po’ più di convinzione. Il secondo sta nelle parole di Michael Jordan, leggenda del basket che qualcosina nella sua carriera ha combinato: «Posso accettare di fallire, chiunque fallisce in qualcosa. Quello che non posso accettare è di non averci provato».
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