Navigando oltre le età. «Insieme, in viaggio siamo diventati amici»

L’ESPERIENZA.  Sergio Marletta, 81 anni, e il ventunenne Nicolò Necchi raccontano la loro esperienza nell’ambito di «Connessioni a bordo», il progetto dell’Università di Bergamo per superare le barriere tra generazioni.

Lettura 4 min.

Bergamo

Buio dentro, buio fuori. Navigare di notte, in una cabina senza oblò, è una prova per l’orientamento e i nervi. Ma Sergio Marletta, 81 anni, e Nicolò Necchi, 21, che hanno partecipato insieme al viaggio di «Connessioni a bordo» su Nave Italia, sulla tratta Crotone-Taranto, l’hanno superata brillantemente, scoprendo qualcosa di nuovo su di sé e prendendosi cura l’uno dell’altro. Fino a pochi giorni prima erano due sconosciuti. «Abbiamo imparato a conoscerci - racconta Sergio -, ci siamo aiutati a vicenda e siamo diventati amici».

Il progetto dell’Università

È il cuore di questa iniziativa, legata al progetto «Reint2565» del Centre for Healthy Longevity (Chl) dell’Università degli studi di Bergamo, che promuove intrecci generazionali oltre le barriere e gli stereotipi dell’età. Il viaggio è stato realizzato con la Fondazione Tender To Nave Italia Ets: sesta tappa della Campagna 2026. C’erano quattordici partecipanti, sette giovani tra i 18 e i 25 anni e sette over 65, divisi in coppie intergenerazionali. Con loro una ventina di marinai della Marina Militare e gli accompagnatori del progetto: a bordo, in tutto, circa quaranta persone.

«Esperienza che mi ha dato molto»

Sergio, di origini romane, vive a Bergamo dal 1989 ed è ingegnere. Ora è in pensione, è stato dirigente d’azienda, e per alcuni anni ha guidato la sezione cittadina dello Spi, il sindacato pensionati della Cgil. Al Chl è arrivato per interesse personale: «Ho letto un’indagine secondo la quale uno dei problemi più seri per gli anziani è la solitudine. Contrastarla è il punto di partenza per una qualità di vita migliore». All’Università ha iniziato a seguire anche alcuni corsi di Economia, poi ha deciso di impegnarsi come tutor, prendendo appunti da offrire agli studenti lavoratori. Con la stessa curiosità ha deciso di candidarsi per il viaggio con Nave Italia: «Un’esperienza bellissima, che mi ha coinvolto e sorpreso. Mi ha messo alla prova e dato molto dal punto di vista umano».

Nicolò, studente del dipartimento di Scienze psicologiche, frequentava già gli atelier intergenerazionali di Reint2565, una delle azioni del progetto di Public Engagement dell’Ateneo finanziato da Regione Lombardia, che offrono occasioni di dialogo, approfondimento, attività motorie, e perfino un po’ di uncinetto. «Mi attirava - spiega - l’idea di un progetto continuativo, sempre in gruppo, senza barriere tra le generazioni: altrove le età diverse tendono a separare e creare incomprensioni».

Non proprio una vacanza

La vita di bordo non era propriamente una vacanza. C’erano tante attività da svolgere, con turni organizzati a coppie: sveglia mezz’ora prima per allestire la tavola della colazione, pulizie, a ogni pasto bisognava apparecchiare per quaranta persone. «Non era un hotel - sorride Nicolò -: gli spazi in viaggio vengono gestiti e tenuti in ordine da chi li usa». Così gli è capitato perfino di lucidare gli ottoni, e di conoscere la nave disegnandola: la prima attività, infatti, svoltasi a gruppi, è stata proprio quella di tracciare su un cartellone la pianta del brigantino, con i nomi dei partecipanti al viaggio, da scoprire uno per uno. L’equipaggio ha avuto una parte importante: il comandante mangiava con loro, il vicecomandante amava chiacchierare di sport. Il macchinista, «maestro di feste», alla grigliata ha convinto Sergio a ballare. La sera c’era sempre un momento per rilassarsi insieme, con musica, karaoke, chiacchiere e giochi da tavolo. Durante i pasti Nicolò cambiava ogni volta i commensali, per conoscere persone nuove: «Non avrei mai incontrato né i giovani né gli anziani, perché non frequentiamo gli stessi ambienti».

Sostegno a vicenda

Navigare, del resto, era già un esercizio di fiducia. Quando il vento spingeva le vele, con la nave inclinata di venticinque-trenta gradi si camminava obliqui, sempre con una mano ancorata a un sostegno: «Mi faceva sentire più tranquillo - spiega Sergio -, ma l’equipaggio lo aveva consigliato a tutti, giovani e anziani». Una regola di sicurezza che a bordo si è estesa a ogni momento della routine quotidiana, fino a diventare abituale: chiedere aiuto, e offrirlo. Sergio ricorda poi una compagna di viaggio quasi coetanea, con difficoltà di movimento e una grinta che era un esempio per tutti: «Mi ha offerto una grande ispirazione, incoraggiandomi quando mi sentivo stanco, e penso che sia stato lo stesso anche per i più giovani».

C’erano anche delle esercitazioni da affrontare, una parte importante dell’esperienza. La scalata dell’albero maestro, prima di tutto, con l’arrivo a quindici metri di altezza. Nicolò, che soffre di vertigini, si è arrampicato in fretta, cercando di guardare in basso il meno possibile: «Non credevo di farcela, è stata una soddisfazione». E poi il bagno in mare aperto: «Una cosa che da solo, per mia iniziativa, non avrei mai fatto - dice Sergio -. Un’esperienza incredibile, unica».

Con un po’ di commozione

Il momento più intenso dal punto di vista umano, che ha spinto tutti a mettersi in gioco, è stato però un «cerchio di parole»: l’occasione per mettere in comune qualcosa di personale, sperimentato nel viaggio, senza obblighi. «È stato molto coinvolgente - spiega Nicolò -, mi sono commosso, e non è stato facile tradurre in parole ciò che volevo dire. Normalmente non mi espongo, sono molto riservato, ma in quel contesto mi sembrava importante dare un contributo personale e profondo». Sergio l’ha ascoltato con attenzione e partecipazione: «Parlare con Nicolò mi ha aiutato a comprendere meglio anche il rapporto con i miei figli». In pochi giorni il gruppo si era trasformato, instaurando legami inaspettati: «Non solo abbiamo imparato a chiamarci per nome - sorride Nicolò -. Abbiamo parlato tanto, del più e del meno ma anche di cose importanti. Sono riservato, forse un po’ introverso: mi ha stupito questa confidenza, nata così velocemente».

«Al centro il valore delle relazioni»

«Con “Connessioni a bordo” proseguiamo un percorso di ricerca che mette al centro il valore delle relazioni intergenerazionali come motore di benessere - spiega Francesca Morganti, direttrice del CHL -. Vivere insieme la navigazione significa creare uno spazio trasformativo, in cui giovani e over 65 possono condividere competenze, fragilità, energie e punti di vista». Un percorso, come spiega Stefania Butti, ricercatrice, che parte da terra, e da tante attività diverse: «Reint2565 ha sperimentato diverse forme di interazione tra over 65 e studenti, compresa la coabitazione». Sono aperte le candidature per quest’anno, con tre azioni: «Abitare insieme», con borse di studio per gli studenti, «Mentoring» da parte di tutor anziani per gli studenti lavoratori, «Atelier dei saperi» come luogo di condivisione.

Torniamo alla cabina, dove a un certo punto il buio ha lasciato spazio alla luce. All’alba gli ottoni, tirati a lucido, risplendevano. Salutare Nave Italia ha lasciato in tutti i partecipanti un pizzico di nostalgia: «La sentivamo davvero nostra», dicono Nicolò e Sergio, con un sorriso. È quello che accade quando un ragazzo e un anziano si prendono cura della stessa nave. E l’uno dell’altro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA