La sfida bergamasca: estrarre ossigeno dalle microalghe
LA STORIA. Giuliano Regonesi, ricercatore di Verdello, è il fondatore di Microalgaex: sta sviluppando il progetto in Turchia. Alla base c’è la fotosintesi delle microalghe.
Lettura 1 min.Bergamo.
Un container di appena 14 metri quadrati capace di assorbire anidride carbonica come farebbero 700 alberi. È la scommessa di Ctrx Liquid Forest, dispositivo ideato da Giuliano Regonesi, ricercatore originario di Verdello e fondatore di Microalgaex. Dopo una carriera professionale in Qatar, ora sta sviluppando il progetto in Turchia, dove ha trovato «l’ambiente favorevole alla ricerca» e l’appoggio delle università e degli enti governativi locali.
La fotosintesi delle microalghe
Il principio alla base di Microalgaex è la fotosintesi delle microalghe, organismi microscopici che, a differenza degli alberi, non disperdono energia per produrre foglie, fiori o radici: la concentrano tutta nella riproduzione cellulare, moltiplicandosi a ritmi molto più veloci di qualsiasi pianta. Vengono così inserite in un sistema chiuso, indipendente dal clima e dalle condizioni esterne, che trasforma l’anidride carbonica in biomassa (metà del peso di una cellula algale è carbonio) rilasciando ossigeno.
L’azienda ha già depositato brevetti su tre modelli: innanzitutto il piccolo «Liquid tree» per uso indoor dalla forma cilindrica alto circa 2 metri e il «Liquid park» per esterni simile a un grande ombrellone. «Sono un grande sostenitore dei boschi e delle foreste, ma non dappertutto se ne possono piantare. Lì, può arrivare il “Liquid park”», spiega Regonesi, così che anche una piazza, una strada, siano in grado di respirare. Infine, il «Liquid forest», che sta appunto in un container standard, pensato per un impiego industriale ed economico, non solo per il miglioramento della qualità dell’aria. Dalla biomassa algale si possono infatti ricavare molecole per la farmaceutica, biocarburanti, fertilizzanti. «Per una cultura che ritengo sia legata allo spirito bergamasco - racconta - penso che tutto quello che per molti rappresenta un rifiuto, si possa utilizzare come risorsa», spiega Regonesi. E dunque «mentre c’è chi pensa a sotterrare l’anidride carbonica per liberarcene, mi sono chiesto come si possa invece utilizzare per produrre qualcosa di utile».
Già installato in 15 siti nel mondo
Il sistema è già installato in una quindicina di siti nel mondo, perlopiù presso atenei per le fasi di validazione, oltre a un centinaio di unità indoor. Tra i casi citati, quello dell’Istituto Oncologico Tempia di Biella, dove un «Liquid tree» donato avrebbe fatto registrare, dopo un anno, un miglioramento della qualità dell’aria del 30%. Un progetto che anche il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, in visita a Biella a gennaio, ha detto di «apprezzare moltissimo», augurandosi che «si sviluppi anche sotto l’aspetto della produzione industriale».
Con brevetti internazionali registrati, la società si trova nella fase di passaggio da laboratorio a scala produttiva in serie. Tra le prospettive figurano interlocuzioni con investitori in India e la partecipazione alla Cop31, la conferenza sul cambiamento climatico che si terrà ad Ankara dal 9 al 20 novembre, all’interno del padiglione dell’Inghilterra.
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