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Martedì 25 Marzo 2025
«La Scala d’Oro» di Ugo Riva in mostra per narrare l’umanità attorno al Crocifisso
ARTE. Dal 29 marzo l’opera dello scultore sarà esposta nello storico Palazzo Creberg. L’installazione è un intreccio di pitture e scultura in cui le figure sembrano danzare.
Nel libro della Genesi Giacobbe fece un sogno: «Una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa». Salita o discesa, progressione o regressione, terra e cielo, tenebra e luce, inconscio e coscienza, Crocefissione e Deposizione: il motivo delle scale, con il suo denso simbolismo, accompagna la storia dell’umanità dalla notte dei tempi. Anche lo scultore Ugo Riva ha sognato la sua scala, baricentro strumentale e simbolico attorno al quale far gravitare una personalissima narrazione del «Gran teatro del mondo».
Il Premio Montale
A questa installazione è dedicata la mostra «La Scala d’Oro» che, curata da Angelo Piazzoli e Ugo Riva, si inaugura nello storico Palazzo Creberg di Largo Porta Nuova sabato 29 marzo, alle 17. Nell’occasione, Riva verrà insignito del «Premio Nazionale e Internazionale Montale fuori di casa - sezione Arte», fondato da Adriana Beverini nel 1996 per ricordare il Premio Nobel per la Letteratura in ogni suo aspetto, non solo il poeta ma anche il giornalista, il saggista, il critico musicale e d’arte. All’interno di un progetto pluriennale che persegue la valorizzazione dei maestri della scultura bergamasca, si tratta del quarto appuntamento espositivo che Fondazione Credito Bergamasco dedica all’artista Ugo Riva, cui è legata da un rapporto speciale. Non solo perché prima di scegliere di dedicarsi completamente all’arte, dal 1970 al 1996 lo scultore è stato dipendente della banca Credito Bergamasco, ma anche per la grande scultura «Anima Mundi» a lui commissionata nel 2011 e collocata all’ingresso principale del Palazzo, dopo il restyling della piazza realizzato dal Creberg per celebrare il suo 120° anniversario.
Un racconto tridimensionale
«Ammirare mostre di scultura, dense di qualità e di contenuti – afferma Angelo Piazzoli, presidente di Fondazione Creberg– è sempre più raro; e, si badi bene, non tanto a fronte della peculiarità logistiche e operative (costi di trasporto, necessità di spazi idonei…), sicuramente superabili, quanto piuttosto per scelte di “marketing culturale”. Siamo quindi particolarmente orgogliosi di dare nuova visibilità ad un artista che ormai rappresenta un genere in via di estinzione: lo “scultore ortodosso”, vero e proprio “panda” in ambito artistico. “La Scala d’oro” non è solo un’opera d’arte, ma un racconto tridimensionale che ci invita a interrogarci sul senso della sofferenza, del potere e della redenzione». Al centro del Salone Principale, dunque, si innalzerà la nuova, articolata installazione «La Scala d’Oro»: «“La Scala” è nata per caso, sempre che il caso esista – racconta Riva –. L’occasione è stata il passaggio a piedi davanti ad una svendita di arredi per casa in cui, alla prima occhiata, colpirono la mia attenzione due porta candele in alluminio patinato che acquistai d’impulso, senza ancora averne coscienza completa del possibile utilizzo. È qualcosa che, del resto, mi succede sovente: sono i materiali stessi che mi chiamano per trovare una nuova vita».
L’allestimento scenico
Nell’opera, pittura e scultura si incrociano: in un allestimento scenico, sospeso tra il meccanismo di un carillon e il pathos dei Sacri Monti, un candelabro, due portacandele e, appunto, la scala, sono l’impalcatura portante e simbolica che regge la scena della Crocefissione e, sull’altro lato, della Deposizione. I personaggi canonici, modellati nella terracotta policroma, danzano intorno, sospesi. Nella parte inferiore, un grande trono, apparentemente irraggiungibile se non attraverso la scala d’oro, accoglie le figure enigmatiche di due donne con un bambino, evocazione della maternità e della regalità mariana, e di due uomini abbigliati con sontuosi vestiti e scettri, simboli di potere e autorità.
«Narratore di immagini»
«“La Scala d’Oro” abbraccia gli eventi della storia degli uomini e il quotidiano della nostra piccola o grande storia – scrive in catalogo Giovanni Gazzaneo, presidente della Fondazione Crocevia e direttore di Luoghi dell’Infinito –. Una donna e il suo bambino, la vita nuova per il vecchio mondo. I volti del Potere. Il Figlio dell’uomo crocifisso e l’umanità che si muove attorno. Chi straziato dal dolore, chi pieno di odio, chi resta indifferente... E poi quelle mani misericordiose che depongono il corpo di Cristo, che non si lasciano travolgere dallo scandalo della morte, e sono lì, nonostante tutto... Ugo Riva non solo sa plasmare, ma sa narrare come pochi altri. Un narratore di immagini... con un linguaggio antico e sempre nuovo».
Ascesa e discesa
«La scala è uno degli oggetti e dei manufatti più noti e più antichi del mondo – aggiunge lo storico Franco Cardini – sia pure in forme e con funzioni diversissime: dallo scalone d’onore dei palazzi e delle grandi chiese all’umile scala di corda e all’essenziale scala “a pioli”. È, quindi, anche un simbolo molto diffuso, collegato con l’ascesa e la discesa nelle molte accezioni di tali due parole». Accompagnano in mostra «La Scala d’Oro», due storiche sculture di Riva quali «L’Arca della Speranza» e «Davanti al Mistero», oltre a una selezione di bozzetti e disegni preparatori.
Il progetto fotografico
A completare la narrazione sarà il progetto fotografico del senese Andrea Sbardellati dal titolo «Animula. Visioni di un viaggio ispirato al Genius Loci del Vittoriale». La mostra si potrà visitare fino al 2 maggio, con ingresso libero, dalle 9 alle 13 nei giorni feriali, con due aperture straordinarie in programma sabato 29 marzo e 5 aprile, dalle 15 alle 19. La seconda apertura del 5 aprile, vedrà la presenza dell’artista, a disposizione dei visitatori. A tutti sarà consegnato gratuitamente il catalogo edito da Fondazione Creberg, con testi di Franco Cardini, Giovanni Gazzaneo, Angelo Piazzoli, Ugo Riva, con poesie di Davide Rondoni e con un apparato fotografico di Andrea Sbardellati.
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