( foto Virginia Bettoja)
LUNEDÌ SERA. Alla ChorusLife Arena il 28 settembre approda il tour «C’era un ragazzo ». «Bello vedere giovani che scoprono la mia musica».
Lettura 2 min.Ultimo scampolo autunnale del tour «C’era un ragazzo - Estate 2026». Lunedì sera 28 settembre Morandi arriva alla ChorusLife Arena di Bergamo, atteso da un pubblico di fan in festa (inizio ore 21; pochissimi biglietti ancora disponibili). Dopo il successo della tournée nei palasport, il nostro Gianni nazionale è ripartito per un giro d’Italia, in sedici tappe, che si concluderà il 4 ottobre in Svizzera, a Locarno, dopo aver toccato Napoli, tre giorni prima.
Morandi festeggia i 60 anni della sua canzone più famosa, una delle tante, per la verità. È pur vero però che «C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones», scritta da Franco Migliacci e Mauro Lusini, resta un inno pacifista epocale che oggi si è riguadagnato una drammatica attualità. Al tempo in cui uscì la canzone, nel 1966, il riferimento andava alla guerra del Vietnam, ora non si sa più a quale conflitto rifarsi da tanti che ce ne sono in circolazione. Sono tempi più bui, che hanno bisogno di canzoni che raccontino la pace. Gianni lo farà ancora una volta, con quella sua voce miracolosamente intonata, e una superband diretta dal maestro Luca Colombo. Morandi affida a un virgolettato le tante emozioni vissute in concerto.
«Il pubblico mi ha dimostrato ancora una volta un grande affetto e tanta voglia di condividere questi momenti insieme. Io mi emoziono sempre»
«Dopo il tour nei palazzetti ho deciso di continuare questo viaggio attraverso l’Italia per portare la musica anche in altre città. Il pubblico mi ha dimostrato ancora una volta un grande affetto e tanta voglia di condividere questi momenti insieme. Io mi emoziono sempre. Certo, da ragazzino forse ero più incosciente: partivo, mi buttavo senza pensarci troppo e senza rendermi conto fino in fondo di quello che stavo vivendo. Oggi invece ho una consapevolezza diversa e so quanto sia speciale avere un rapporto così forte con il pubblico, con persone che continuano a seguirmi e a condividere questo percorso con me anche dopo tanti anni».
«So che i fan aspettano sempre brani come “La fisarmonica”, “In ginocchio da te”, “Apri tutte le porte”, “Fatti mandare dalla mamma”. Mi piace pensare che, durante le 2 ore di spettacolo, le persone possano vivere un momento sereno dimenticando, per un attimo, problemi della quotidianità»
La scaletta del concerto attraversa tante stagioni e viaggia sicura tra una hit e l’altra, senza dimenticare qualche omaggio speciale. «Non posso non ricordare Lucio (Dalla, ndr)! Ho pensato ad un momento dedicato a lui, con alcune sue canzoni. Ho un repertorio molto ampio e scegliere i brani da portare in scena non è stato semplice, ma alla fine penso soprattutto a quello che il pubblico ama ascoltare e alle canzoni che hanno accompagnato il loro percorso insieme al mio. So che i fan aspettano sempre brani come “La fisarmonica”, “In ginocchio da te”, “Apri tutte le porte”, “Fatti mandare dalla mamma”. Mi piace pensare che, durante le 2 ore di spettacolo, le persone possano vivere un momento sereno dimenticando, per un attimo, problemi della quotidianità».
È chiaro che esiste un rapporto stretto che lega Morandi alla sua gente, qualcosa che si spiega attraverso un affetto che in qualche modo supera il normale legame con l’artista. Gianni ci ha accompagnato negli anni, è il ragazzo di Monghidoro entrato a cento all’ora nell’immaginario collettivo dell’Italia del Boom. Da allora è rimasto nel cuore degli italiani, anche quando, con l’avvento dei cantautori, negli anni Settanta, si ritira a studiare il contrabbasso, per poi tornare sulla scena, non senza fatica.
Ecco, il successo e la fatica hanno accompagnato Morandi, mettendolo alla prova, facendolo sembrare uno più vicino di tanti altri artisti. Il segreto di tanto affetto ci sarà? «Credo che sia la sincerità. In tutti questi anni ho sempre cercato di essere me stesso, portando sul palco le mie canzoni e le mie emozioni, senza costruire qualcosa di diverso da quello che sono. Il pubblico ha vissuto tanti momenti della carriera insieme a me (belli e meno fortunati) e penso che questo legame si sia creato grazie a questo rapporto diretto, autentico. Dopo tanti anni, è bello vedere che ci sono persone che continuano a venire ai miei concerti e nuove generazioni che scoprono la mia musica».
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