«Atalanta. Una vita da Dea». Ecco il film: cento minuti di emozioni, dentro la magia unica di una maglia e una città

scheda. Il film visto da Roberto Belingheri

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C’ è un momento, uno preciso, che spiega tutto sull’Atalanta. «Atalanta. Una vita da Dea», il film sulla storia nerazzurra e sulla storia dell’indimenticabile finale della scorsa stagione, dura un centinaio di minuti. Ma tra tutti, c’è quel momento lì. Come quando spalanchi gli occhi perché hai capito, finalmente. Lo dicono Toloi, de Roon e Djimsiti. Uno capitano, l’altro capitano «in campo» perché Toloi ora gioca poco, l’ultimo capitano della finale di Dublino perché de Roon era infortunato. Quel momento arriva quando Djimsiti non alza la coppa dell’Europa League da solo, da capitano della partita. Ma la prende in braccio e la consegna agli altri due, il capitano storico e il capitano infortunato. «La alziamo tutti insieme». Dall’inizio del film sono passati 86 minuti e la magia, l’unicità dell’Atalanta sono condensate in quel piccolo racconto. Vi consigliamo di non vederlo da soli. Mettetevi accanto chiunque: chi ha vissuto quella storia e già la conosce, si emozionerà come il 22 maggio. Chi non l’ha vissuta, non è di Bergamo e magari non conosce l’Atalanta o la conosce per via di Dublino, vedrà questo Davide del calcio sconfiggere tanti Golia, come dice il direttore de L’Eco, Alberto Ceresoli, verso la fine del film. E si emozionerà anche se questo non è un film di quelli che non puoi spoilerare: il finale lo conosciamo già, e lo anticipa anche il presidente Antonio Percassi prima che il racconto prenda davvero la strada di Dublino. È la sequenza che abbiamo già visto nel trailer: accarezza la medaglia, racconta che spesso ancora si sveglia di notte e si domanda se sia vero per davvero. E risponde quel che rispondiamo tutti: «È vero».