Il vescovo a Cuba: «Servire è prendersi cura della fragilità»

IL VIAGGIO A CUBA. Il Vescovo Beschi ha celebrato la Messa per i 25 anni di cooperazione missionaria nella basilica gremita. Il grazie della comunità di Baracoa ai sacerdoti bergamaschi: «Ci hanno aiutato nelle situazioni più difficili».

La giornata di giovedì 26 luglio inizia sulla spiaggia di Maguana. Alle nostre spalle un piccolo chiosco con bevande fresche da cui proviene musica ad alto volume. Sulla sabbia, fra gli alberi, si sistemano gruppi di persone e in riva al mare corrono e giocano bambini e giovani. Davanti la meraviglia dell’oceano con le onde potenti che si infrangono in lontananza contro una barriera di scogli. Oltre l’orizzonte, invisibile, la Florida. Si pranza sulla spiaggia, luogo amato dai cubani, dove risultiamo essere gli unici turisti stranieri. Ci si tuffa nelle acque scaldate dal sole. Tempo e spazio si dilatano e non resta che restare in silenzio ad ammirare la bellezza che ci circonda. La strada sconnessa che ci riporta a Baracoa ci fa sussultare a bordo dei fuoristrada di proprietà della diocesi, mezzi indispensabili ai missionari per raggiungere le comunità molto distanti fra di loro.

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In città, dentro la basilica, ci aspettano in centinaia. Alle 17,30 è prevista la Messa per celebrare il 25° anniversario della cooperazione missionaria con la Diocesi di Bergamo. Ai piedi dell’altare è stata posta la Cruz de la Parra, la croce che Cristoforo Colombo piantò al suo arrivo sulla terra dell’isola. La comunità esprime un saluto di accoglienza. «Ringraziamo il Signore per gli amatissimi sacerdoti che hanno vissuto e ancora vivono in mezzo a noi. Fede, speranza e carità animano il loro servizio». L’omelia del Vescovo di Bergamo Francesco Beschi, che presiede la celebrazione accanto ai sacerdoti bergamaschi, tocca il tema del servizio. «Servire significa soprattutto prendersi cura della fragilità. Essere cristiano chiede di servire la dignità dei fratelli. Non cadiamo nella tentazione di un servizio che si serve degli altri». Esprime i sentimenti della Diocesi di Bergamo nell’occasione dei 25 anni di missione a Cuba. «Rendiamo grazie a Dio per i doni che la Chiesa di Bergamo ha ricevuto dalla Diocesi di Guantanamo-Baracoa: la meraviglia per la novità del Vangelo, la semplicità e la gioia nel viverlo ogni giorno, la bellezza della natura e della Liturgia nelle chiese e nelle case, nelle città e nei villaggi, il coraggio della testimonianza, la condivisione del bene che ciascuno può offrire, la speranza più forte di ogni prova o delusione».

La Messa è accompagnata dai canti festosi del coro. Nei banchi siedono i fedeli della città e molti venuti dal «campo», la zona dei piccoli villaggi. Rayner, che si occupa dell’amministrazione della parrocchia, prende la parola al termine della Messa. «La presenza dei sacerdoti bergamaschi è stata una grande benedizione per la Chiesa di Baracoa e per il suo popolo. Poter contare su questi uomini che hanno lasciato la loro terra e le loro abitudini, tanto diverse dalle nostre, è per tutti un esempio di comunione ecclesiale».

Ha ricordato uno per uno i preti bergamaschi che hanno guidato la parrocchia di Nuestra Señora de la Asunción. «Tutti loro hanno versato “sangue, sudore e lacrime” nel loro lavoro pastorale affrontando i dolori e le miserie della nostra terra, cercando di dare il meglio per farci crescere come cristiani e come persone. Abbiamo ricevuto il loro aiuto materiale e spirituale nelle situazioni più difficili, come il flagello degli uragani o il dramma della pandemia. Hanno realizzato la missione che Dio ha affidato loro di essere pastori, fratelli e amici».

Con il calare della sera la città vede le ore di buio forzato dell’«apagon», il black out programmato che per diverse ore, più volte di giorno e di notte, sospende la fornitura di energia elettrica. Si fermano anche i ventilatori e l’aria calda invade le case. In molti escono in strada per cercare il sollievo dell’aria fresca, nell’attesa di un nuovo giorno.

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