Diesel, nella Bergamasca il «price cap» resiste solo in 58 distributori su 294

CARBURANTI. Dopo lo stop allo sconto sulle accise rialzo di 6 centesimi al litro per il gasolio. Benzina sotto i 2 euro nel 58,5% delle stazioni. Mora: problemi di rifornimento.

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Cara benzina, carissimo gasolio. I prezzi dei carburanti continuano a vivere una fase di tensione, mentre il «price cap» – il tetto ai prezzi introdotto dalle principali compagnie – è a macchia di leopardo: è maggioritario per la verde (lo applica ben oltre la metà dei distributori bergamaschi), ma raro per il diesel (solo uno su cinque).

Accise, stop allo sconto

Quando a fine settembre Eni introdusse delle tariffe calmierate, poi seguita da Ip, Tamoil e Q8 per citare i gruppi più grandi, il prezzo della benzina fu fissato a 1,99 euro al litro, mentre quello del diesel a 2,19 euro al litro. Poi, dal 6 ottobre, lo stop definitivo allo sconto governativo sulle accise per il diesel e la mancata introduzione delle accise mobili hanno sparigliato le carte: per quel prodotto c’è stato un sostanziale ritocco di 6 centesimi, e dunque il tetto è saltato in gran parte delle stazioni di servizio.

Rielaborando i dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy dell’ultima settimana relativi a 294 impianti della Bergamasca (la quasi totalità, solo alcuni non avevano trasmesso le quotazioni), emerge così una sorta di squilibrio.

Il «price cap»

Per la benzina self service, 172 distributori (il 58,5%) la vendono a un prezzo inferiore ai 2 euro, cioè entro il «price cap» originario (che non è un obbligo di legge, ma una libera scelta dei player del settore): di fatto, si tratta della somma dei punti vendita Eni, Ip, Tamoil e Q8 più altre piccole realtà che hanno riallineato la propria offerta alla concorrenza. Quanto al gasolio, invece, solo 58 distributori su 294 (il 19,7%) si mantengono ancora al di sotto dei 2,20 euro: prevalentemente accade dove la «bandiera» è Eni, che dopo un iniziale rialzo ha ridotto i listini, assorbendo quindi il rincaro delle accise.

«La sensazione è che nelle prossime due settimane ci potrebbe essere una stabilità»

«Inizialmente – ricorda Renato Mora, presidente del Gruppo Benzinai Confcommercio Bergamo e consigliere nazionale della Figisc Confcommercio, la Federazione italiana gestori impianti stradali carburanti –, le compagnie avevano riposizionato i propri prezzi del diesel innalzandoli di circa 6,1 centesimi, appunto quelli legati alla fine dell’agevolazione sulle accise, ma successivamente ci sono state delle variazioni. Eni ha riportato l’offerta a 2,19 euro, complice il fatto che nel frattempo anche le quotazioni del petrolio sono andate diminuendo. Il “price cap” è stato varato sino alla fine di ottobre, con la possibilità (in capo alle aziende, ndr) di prolungarlo fino al termine del 2026, ma molto dipenderà dalla situazione geopolitica. La sensazione è che nelle prossime due settimane ci potrebbe essere una stabilità».

La media nella Bergamasca

Facendo la media sull’intera rete bergamasca, il prezzo medio della benzina si attesta a 2,027 euro al litro (circa tre cent in meno del 5-6 ottobre, ma 37 in più del pre-guerra in Iran) e il gasolio a 2,253 euro al litro (in linea con il 5-6 ottobre e 53 cent in più del pre-guerra in Iran). «Se non ci fosse il “price cap” – ragiona Mora –, avremmo prezzi di mercato di circa 15-20 centesimi più alti: questo, grossomodo, è l’impatto reale della misura».

Sos approvvigionamenti

Sullo sfondo (ma nemmeno troppo) restano altre criticità, quelle legate alla «logistica» di tutta la filiera. «Soprattutto negli impianti Eni, che hanno listini più competitivi, perdurano problemi di approvvigionamento: diversi impianti rimangono ciclicamente a secco, perché lì i clienti aumentano e la catena dei rifornimenti non sempre riesce a tenere il passo – spiega Mora –. E bisognerà capire se anche al Nord succederà quello che sta accadendo al Sud: le proteste degli autotrasportatori e del comparto agricolo, effettivamente sotto pressione, potrebbero aggiungere altre incognite».

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