Di Pietro, la bimba abbandonata: «Quelle “soffiate” all’una di notte»

L’INTERVISTA. Arturo Zambaldo, storico giornalista de L’Eco di Bergamo, ha raccontato gli anni da «nerista» tra aneddoti e curiosità.

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«Mi sono sempre considerato amico delle forze dell’ordine, sia dei carabinieri sia dei poliziotti. Per il giornalista era un appuntamento quotidiano quello con loro per le conferenze stampa, prima al Comando generale dei Carabinieri e poi in Questura. Questo mi ha permesso di instaurare e coltivare non solo conoscenze, ma amicizie che si sono protratte nel tempo. Le formalità erano superate. E in questo modo noi giornalisti “neristi” abbiamo avuto anche un’ottima formazione professionale».

Quello di Arturo Zambaldo è il racconto di un rapporto di confidenza, collaborazione professionale tra giornalisti e forze dell’ordine. Un rapporto professionale per certi versi «romantico», perché quella vicinanza ormai non esiste «nella maniera più assoluta», dice Zambaldo, storico giornalista e punto di riferimento della cronaca nera de L’Eco di Bergamo, dove ha lavorato per oltre cinquant’anni.

Non poteva esserci figura più adatta da invitare secondo l’Associazione Nazionale Carabinieri (Anc) per parlare di «Fedeltà e Memoria», il tema dell’incontro organizzato dalla sezione di Bergamo venerdì nella Sala Galmozzi di via Tasso per il suo 90° anniversario.

I casi di «nera»

È una vera memoria storica delle vicende che hanno segnato la Bergamasca, soprattutto tra gli anni ‘70 e ’90, quella di Zambaldo. Un archivio di storie che tra aneddoti e curiosità ha consegnato alla sala con la sua vena ironica. Dai sequestri di persona - a cominciare da quello di Mirko Panattoni - agli anni del terrorismo, il suo è un repertorio fatto di tante «soffiate». Come quella ricevuta una volta all’una di notte con la telefonata di un carabiniere sul furto nella villetta del magistrato simbolo di «Mani Pulite» Antonio Di Pietro: «Avevano rubato un computer nel quale aveva l’inchiesta. Sono corso dal direttore Sergio Borsi. Mi disse: “Sei sicuro? Se è una bufala siamo licenziati tutti e due”. Era uno scoop e ce l’avevamo solo noi».

Gli episodi indimenticabili

Di episodi indimenticabili ne ha vissuti anche molti altri: «Un’altra volta ho ricevuto una soffiata, sempre verso l’una, le due di notte. Mi chiama un agente di polizia: “Arturo, abbiamo trovato una bambina abbandonata nella cabina telefonica vicino agli ex Ospedali Riuniti”. Chiamo Beppe (Bedolis, fotografo de L’Eco, ndr) e andiamo sul posto. Una scena commovente. La bambina era già nelle braccia di Francesca Ferraro (dirigente della questura, ora questore a Verbania) che negli anni l’ha sempre seguita». Il ricordo di quel periodo, soprattutto gli anni di «piombo», è di una provincia in costante allerta: «Un giorno sì e uno no c’erano manifestazioni, molte delle quali violente, sia a Bergamo con i cortei dei rivoltosi sia in provincia, ad esempio con gli attentati alle caserme, come a Dalmine».

Non sono mancati però anche i momenti divertenti. Una volta, ha raccontato Zambaldo, nell’ex caserma dei Carabinieri di via Masone venne coinvolto nel riconoscimento del carceriere di una giovane: «La ragazza ha indicato subito me da dietro il vetro. Mi è accaduto anche questo», ha concluso nel dialogo avuto con Roberto Gualdi, presidente della ProLoco di Bergamo e con Roberto Frambrosi, presidente della sezione di Bergamo dell’Associazione Carabinieri. L’evento è stata anche l’occasione, da parte di Frambrosi, di consegnare gli attestati per i 30, 40 e 50 anni di attività ai soci della sezione.

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