Campetto chiuso con un blitz a Valtesse: «Cerchiamo chi lo gestisca»
LA CHIUSURA. L’impianto a Sant’Antonio è stato sigillato senza spiegazioni. La proprietà è del Comune di Bergamo, l’assessore: «Serve qualcuno che se ne occupi».
Lettura 2 min.«Un gigantesco autogol». Non usa mezzi termini don Andrea Mangili, parroco di Valtesse, lato Sant’Antonio, per descrivere la chiusura - improvvisa e senza spiegazioni - del campetto da basket antistante chiesa e oratorio, ma di proprietà del Comune di Bergamo. Una chiusura che ha colto di sorpresa i residenti e che dura ormai da mesi. «Di punto in bianco ci siamo trovati un lucchetto sul cancello di accesso, senza un cartello o una spiegazione – racconta il parroco –. Così, però, i ragazzini si sono riversati a giocare nel parcheggio, con situazioni di pericolo che si possono ben immaginare».
I ragazzi così giocano nel parcheggio
Sarebbe poi emerso che «dietro l’operazione c’era un accordo tra alcune associazioni del territorio e l’amministrazione comunale – racconta –. Se si decide una chiusura come questa, però, sarebbe importante spiegare chi l’ha decisa e perché. Capisco il bisogno dell’amministrazione, ma non condivido la scelta di chiudere». Per don Mangili, così, il quartiere perde i suoi giovani. «Non essendo un campo illuminato – prosegue –, anche il disturbo notturno era minimo, dovuto più a chi si ferma sui muretti esterni a chiacchierare che ai palloni. Sono qui da un anno e mezzo, ma non ho mai visto l’esigenza di chiudere». Nel frattempo, il parroco ha cercato una soluzione provvisoria, delimitando parte del parcheggio parrocchiale con alcune fioriere: «Chi accompagna i bambini che ci giocano è soddisfatto, chi deve parcheggiare un po’ meno».
Necessari lavori e gestore
«Negli anni l’incuria ha reso necessari lavori continui, ora l’amministrazione ha deciso di chiudere in vista del ripristino» spiega Cinzia Scola, coordinatrice di rete e presidente del Cte di Valtesse: «Capiamo sia brutto lasciare il campetto chiuso, ma è un modo per spronare il quartiere, dare uno scossone a chi usufruisce del campo senza farsene carico», aggiunge. A monte anche una questione di vicinato: «Spesso dal campo provenivano schiamazzi anche a tarda notte, con comprensibile fastidio dei vicini». Nessun episodio specifico, invece, avrebbe portato alla decisione di chiudere. «Soltanto alcune mancanze dal punto di vista della sicurezza – secondo Scola –, soprattutto per l’usura dei paracolpi sui muretti e per un albero i cui rami pesano sulla rete che delimita il campo».
«Per noi è un campetto molto importante – rassicura l’assessore allo Sport, Marcella Messina –, tant’è che a maggio ci abbiamo ospitato un playground, poi l’abbiamo aperto per i Cre e nulla vieta di farlo per altri appuntamenti simili. La sua rilevanza per i residenti è innegabile». A portare alla chiusura, però, la volontà di trovare una gestione da parte del quartiere: «Si sta provando a capire se il Cte, insieme a una serie di soggetti della Rete, può essere interessato a occuparsene», dice l’assessore.
Gli ingressi irregolari
Durante la chiusura, però, non sono mancati gli ingressi irregolari. C’è chi porta qui occasionalmente i figli, con gli amici, a giocare a calcio. «Siamo entrati da una porzione di rete già danneggiata, come già facevano altri, avendo cura di richiuderla al termine dell’attività» spiega un genitore. Poi le segnalazioni e l’intervento della Polizia municipale: «Agli agenti ho detto chiaramente che ero consapevole che il campetto fosse chiuso. Ho preso atto del loro avvertimento, non voglio certamente creare problemi o violare le regole, ma vorrei capire se ci sono prospettive per la riapertura. Credo che sia una questione che riguarda tutto il quartiere», sollecita un papà.
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