Autismo, in 12 anni i casi cresciuti del 120%: «C’è più sensibilità»

I DATI. L’Ats: 2.424 le persone con disturbi a fine 2024, 1.100 nel 2012. Zucchi: la media delle diagnosi a 8 anni, servono interventi più precoci.

Un incremento del 38% in due anni e più del doppio (+120%) in dodici anni. È la fotografia scattata dall’Ats Bergamo sui casi di disturbi dello spettro autistico nel territorio bergamasco in occasione della Giornata mondiale per la consapevolezza dell’autismo che si celebra oggi. Lo studio analizza la prevalenza nel 2024 e sono 2.424 le persone con disturbi dello spettro autistico su base provinciale: nel 2022 erano 1.759 e nel 2012, 1.100. La prevalenza si conferma essere maschile, come nell’ultimo report di due anni fa: 1.877 maschi (il 77,4%) contro 547 femmine (22,6%). «Ad esempio, nella fascia 10-14 anni, per ogni diagnosi relativa a una femmina ci sono 4,3 maschi», commenta Alberto Zucchi, direttore del Servizio epidemiologico di Ats Bergamo e coordinatore del gruppo di studio sull’epidemiologia dei disturbi dello spettro autistico della Regione Lombardia.

«Ad oggi abbiamo solo l’aggiornamento dei dati a livello provinciale – dice Zucchi –. L’obiettivo è effettuare nei prossimi mesi un aggiornamento regionale, ora fermo al 2022, che comprenderà i dati riferiti al 2024. Ora abbiamo a disposizione un’anteprima con i dati provinciali attuali che mostrano un incremento significativo di casi, specialmente tra i bambini in età scolare. È questo il risultato di una maggiore sensibilità diagnostica, sostenuta anche da strumenti e reti mirate che coinvolgono i pediatri e le scuole per rafforzare l’efficacia del rilevamento precoce. E, in generale, di una maggiore attenzione rispetto al passato verso sintomi che, in alcuni casi, possono essere significativi e, in altri, più sfumati». Analizzando i dati, l’età predominante della diagnosi è attorno agli 8 anni, ma sono aumentate le diagnosi in età ancora più precoce.

I tempi degli interventi

«Circa il 30% delle diagnosi si verificano entro i 4 anni, il 27% tra i 5 e i 9 anni, il 20% tra 10 e 14 anni – fa presente Zucchi –. Questo è un dato positivo, in quanto permette di riconoscere il fenomeno precocemente e di attivare una presa in carico adeguata. Tuttavia, l’età media della diagnosi, attorno agli 8 anni, resta piuttosto alta, evidenziando la necessità di interventi diagnostici più precoci». Particolarmente delicata è la fase adolescenziale. «L’operatività dell’équipe di transizione si concentra sui percorsi, soprattutto in prossimità del termine dell’impegno scolastico, che possano favorire in maniera graduale un passaggio all’età adulta e al mondo dell’occupazione e del lavoro e sviluppare scelte responsabili e in autonomia», commenta Pietro Zoncheddu, responsabile dell’Area Disabilità e Autismo dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo. È in capo proprio all’Asst Papa Giovanni XXIII, attraverso l’Area Disabilità e Autismo, il coordinamento regionale delle équipe di transizione e del gruppo di lavoro regionale sul progetto di vita per le persone con autismo.

Servono interventi specifici

«La necessità di interventi specifici si è fatta ancora più pressante dopo la pandemia, che ha messo in evidenza le sfide e le difficoltà affrontate da bambini, adolescenti ancora di più, nei contesti scolastici, familiari e sociali. Tra le questioni principali in questa età, infatti, emergono temi identitari, valoriali e di appartenenza al gruppo, che si rivelano cruciali per i giovani con autismo che mostrano difficoltà significative nelle interazioni sociali». Una progettualità condivisa anche dal Comune di Bergamo. «L’impegno dell’amministrazione sull’autismo riguarda il ciclo di vita fino all’età adulta con interventi sempre in collaborazione con le realtà del territorio, che permettono di intervenire con flessibilità e competenza sui bisogni che le persone con autismo esprimono. Molto importante è anche l’attività culturale che viene fatta per combattere lo stigma», fa presente Marcella Messina, assessore alle Politiche sociali di Bergamo.

La distribuzione territoriale

Lo studio dell’Ats analizza anche la distribuzione territoriale dei casi di autismo. «Lo definirei eterogeneo – puntualizza Zucchi –. Ma esistono aree geografiche sembrano con più impatto di altre. Ad esempio, l’area est della provincia, in particolare l’area di Seriate e Grumello (521 casi, vale a dire 4 ogni mille abitanti) e la Valle Cavallina (391, 3.3 ogni mille abitanti) registrano un’elevata concentrazione di casi. Ma, spesso, quando si osserva una mappa statistica, si è spesso portati a pensare che esista una causa specifica dietro il dato. Tuttavia, nel caso dell’autismo, i fattori ambientali hanno un impatto minimo o nullo come potenziali cause».

«Siamo impegnati nell’elaborare un progetto che non si limiti al pur necessario lavoro epidemiologico e di controllo, ma che punti a programmare e sviluppare le reti già esistenti sul territorio – rileva il direttore sociosanitario dell’Ats Barbara Caimi – E l’Ats è un facilitatore nel costruire una rete che possa rendere il mondo della disabilità più accessibile». Primo tra tutti c’è il progetto Dama (Disabled advanced medical assistance), pensato per rispondere ai bisogni di salute delle persone con disabilità. «Nei prossimi mesi sarà avviato un gruppo operativo composto da rappresentanti delle Ats, associazioni, ambiti territoriali e strutture residenziali con l’obiettivo di individuare le criticità che i pazienti con disabilità incontrano quando cercano di accedere alle prestazioni sanitarie, ambulatoriali o ospedaliere. Si cercherà quindi di creare una rete che monitori e affronti le difficoltà che queste persone, indipendentemente dall’età, possono avere nell’accedere a questi servizi. Il nostro obiettivo è capire quali percorsi migliorare e come uniformare le buone pratiche», spiega Barbara Salvatore dell’area Disabilità dell’Ats. Un altro aspetto che verrà sviluppato dall’Ats è quello di consolidare ulteriormente la rete tra i pediatri e i servizi di neuropsichiatria infantile per migliorare la diagnosi precoce e l’analisi delle comorbidità spesso associate all’autismo.

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