Astino, «bee-hotel» ed essenze: il Parco delle Api prende forma

LA NOVITA’ . Su un’area di mille metri quadri percorsi per conoscere gli insetti impollinatori e il loro rapporto con l’uomo. Ci saranno anche aiuole con piante aromatiche e officinali. L’inaugurazione prevista per la Giornata mondiale del 20 maggio.

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La primavera ha fatto il suo ingresso nella Valle della biodiversità di Astino, portando novità anche al futuro Bioparco apistico, che sta gradualmente prendendo vita. «Nonostante qualche rallentamento dovuto al maltempo, i lavori stanno procedendo senza intoppi significativi. L’inaugurazione è prevista nel mese di maggio, possibilmente il giorno 20, in occasione della Giornata mondiale delle api», spiega l’assessore al Verde, Oriana Ruzzini, durante un sopralluogo al «cantiere» pieno di vita. «Speriamo di poter rispettare i tempi, tutto dipende dalle condizioni meteo», precisa.

Le arnie

Il progetto prende forma a partire da un’area dismessa di quasi mille metri quadri, una scarpata finora inaccessibile, vicino agli orti storici. Questo spazio è stato recuperato grazie a un bando della Fondazione Banco del Monte, con il supporto del Rotary Terra di San Marco che ha contribuito alla pianificazione del master plan. «Il progetto conta su un investimento principale di 100mila euro, a cui il Comune ha aggiunto ulteriori 25mila euro per completare la prima sezione del parco», continua l’assessore.

Si pensa al secondo lotto

Questo è, infatti, solo il primo lotto di un progetto più ampio che prevede l’espansione del Bioparco apistico sulle «balze» di terreno adiacenti. «Al momento, mancano i fondi necessari per il secondo lotto, ma l’idea di espandere il parco alle aree circostanti rimane viva», assicura Ruzzini. L’obiettivo principale del nuovo Bioparco è promuovere la conoscenza del legame storico tra le api e l’essere umano, documentando come siano evolute nel tempo le tecniche e le strutture per la loro cura. Attraverso un percorso ricco di installazioni, verranno presentate arnie tradizionali e dimostrative, accanto ai più moderni «bee-hotel» che fungono da rifugio per insetti impollinatori. Uno degli elementi più simbolici sarà l’ultima balza dell’area, destinata all’esposizione di una collezione di arnie storiche che illustreranno l’evoluzione delle pratiche apistiche, partendo da tronchi cavi utilizzati in passato fino ai modelli più moderni.

Un percorso accessibile attraverserà l’area, arricchito da pannelli informativi e semplici infrastrutture in legno di castagno coerenti con il paesaggio, come panchine integrate nel contesto per un’esperienza immersiva

Le essenze

Ruzzini: ricordiamoci che gli insetti impollinatori ci danno quello che è il 25% di quello che sono le nostre derrate alimentari

Il progetto avrà una forte componente educativa, sensibilizzando i visitatori sull’importanza della conservazione delle api. Per favorire l’alimentazione degli impollinatori delle tre arnie già presenti nella Valle di Astino e delle api del territorio, saranno piantate una varietà di specie floreali che sbocceranno in periodi diversi dell’anno. «Il parco apistico avrà 310 metri quadri di aiuole con piante aromatiche e officinali attrattive per le api, erbacee perenni mellifere e arbusti melliferi, supportati da un sistema di irrigazione a goccia per assicurare uno sviluppo ottimale delle piante», puntualizza l’assessore al Verde. Un percorso accessibile attraverserà l’area, arricchito da pannelli informativi e semplici infrastrutture in legno di castagno coerenti con il paesaggio, come panchine integrate nel contesto per un’esperienza immersiva. «Particolare attenzione è stata data all’impatto ambientale del progetto: gli interventi sul terreno sono stati limitati al massimo per rispettare la morfologia naturale dell’area. Un progetto che, in definitiva, offrirà una combinazione di educazione, cultura e rispetto per la natura, creando una nuova opportunità per scoprire l’importanza cruciale delle api nel nostro ecosistema. Ricordiamoci, infatti, che gli insetti impollinatori ci danno quello che è il 25% di quello che sono le nostre derrate alimentari», conclude Ruzzini.

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