Ma la Russia e Bruxelles torneranno a negoziare

MONDO. L’Europa ha la golden share nella soluzione definitiva della tragedia russo-ucraina e quella sul futuro sviluppo della Russia nel mondo globalizzato del XXI secolo.

Non bisogna farsi ingannare dalle apparenze, dai commenti estemporanei degli editorialisti che denunciano l’assenza dell’Ue dalle trattative a tre: Washington, Mosca, Kiev. Non è ancora venuto il momento.

Dopo che in Ucraina si riuscirà a fermare lo spargimento di sangue - speriamo il prima possibile - il Cremlino dovrà negoziare con Bruxelles. Si deve guardare ai tempi medio-lunghi e non solo a quelli immediati. In sintesi, le ragioni principali delle golden share sono tre: i circa 250 miliardi di dollari delle riserve federali, dimenticate dal Cremlino in Unione Europea nel febbraio 2022; la futura vendita delle materie prime (leggasi in primis petrolio e gas) di Mosca sul ricco mercato continentale; la necessità di attingere a tecnologia e soldi europei.

Europa-Russia: gli equilibri

I Ventisette sono in una posizione di forza, la quale tuttavia non le consente oggi di fermare le ostilità per la loro natura di carattere geopolitico e geostrategico. Nella sua mediazione l’americano Trump propone al russo Putin vantaggi economici, chissà il comune sfruttamento dell’Artico? Anche perché finora chiunque abbia tentato di parlare di garanzie di sicurezza da fornire a Kiev si è scontrato contro il muro di Mosca. Trump segue il solco della trattativa (quella di Minsk) del febbraio 2015, quando - in cambio della fine del conflitto in Donbass - l’Occidente si impegnò a costruire il raddoppio del gasdotto sotto al Baltico, ridimensionando l’importanza dell’Ucraina, su cui transitava l’80% delle forniture russe all’Ue.

Adesso, da quanto si sa, la mediazione di Trump avrebbe rallentato davanti ai «niet» di Putin, che spinge, a parole, per una soluzione complessiva con l’aggiunta della cancellazione delle sanzioni che stanno levando il fiato alla Russia. Invero, stando a fonti di intelligence britannica e tedesca, il Cremlino crede ancora di poter vincere militarmente in Ucraina. Quindi tergiversa, nonostante i soldi stiano finendo ed entro 6-9 mesi ci sia il rischio di una crisi economica di «non-ritorno». Quando verrà il momento, Mosca e Bruxelles saranno comunque costrette a decidere in che continente vorranno vivere da vicini. In uno con una irresponsabile riedizione della Guerra fredda? O in uno abitato da Paesi civili?

La sorte delle ricchezze russe «dimenticate»

Le due diplomazie dovranno scegliere come impiegare le «riserve dimenticate». Per la ricostruzione dell’Ucraina? Per garantire la sicurezza di Kiev? Difficile pensare che Bruxelles le riconsegni senza porre condizioni dopo le immani distruzioni, le perdite umane e le spese sostenute per ospitare milioni di ucraini.

La Russia non è la Russia senza l’Europa

Tralasciando le questioni filosofico-culturali, Mosca non può permettersi di non vendere le sue materie prime ai Ventisette. Ne va di mezzo il suo futuro nel XXI secolo. Lo spostamento delle risorse ad Est, tanto urlato dai media, è stato un fallimento. I cinesi hanno comprato gas e petrolio russo imponendo i loro prezzi e le loro quantità. La monopolista Gazprom - prima del 2022 una «gallina» dalle uova d’oro» - sta per licenziare migliaia di impiegati.

Per di più, negli ultimi tre anni gli investimenti finanziari e le innovazioni tecnologiche portate da compagnie straniere sono crollati. La Russia sta così scendendo dal treno dei Paesi più avanzati e rischia di diventare sempre più la periferia della globalizzazione. Per evitarlo, servirà riconciliarsi con l’Ue. Che Putin se ne faccia una ragione.

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