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L'Editoriale
Sabato 22 Febbraio 2025
L’Ue in mezzo a due fuochi, solidarietà necessaria
MONDO. Le dichiarazioni di Trump contro il presidente ucraino Zelensky scuotono gli europei. A Roma Giorgia Meloni è cauta, preferisce delegare il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
L’Italia è coerente nel suo atteggiamento di sostegno all’Ucraina. Ciò che ispira la sua azione politica è la difesa del diritto internazionale e la condanna delle sue violazioni. Ed è l’interesse nazionale che lo richiede. In un mondo dove il più forte si arroga il diritto di aggredire il più debole l’Italia non avrebbe voce e si vedrebbe esposta agli arbitri altrui. Da qui l’avversione ai protagonismi nazionali e l’auspicio che l’Unione europea si muova come istituzione e non venga surrogata dal desiderio di «grandeur» di alcuni suoi membri. Il presidente francese Emmanuel Macron ha scavalcato Bruxelles e convocato vertici a Parigi di propria iniziativa. I risultati finora sono scarsi ma tanto è bastato per ottenere un invito alla Casa Bianca assieme al primo ministro britannico Keir Starmer. E questo è un problema per Roma che ambisce ad un rapporto privilegiato con l’Amministrazione Trump in ragione di una maggiore consonanza politica con il nuovo presidente americano.
L’Europa tra due fuochi
La verità è che l’Europa è tra due fuochi. L’intervento del vice presidente americano JD Vance alla Conferenza di Monaco sulle colpe degli europei segue di poco l’attacco della portavoce del ministero degli Esteri russo al presidente Sergio Mattarella. L’America di Trump svillaneggia nella cattedrale della diplomazia europea del «Bayerischer Hof» di Monaco di Baviera la democrazia europea e apre in modo ostentato ad AfD, un partito che non rinnega il passato nazista e ha tra le sue fila simpatizzanti e nostalgici della discriminazione razziale. Gli europei si trovano a che fare con due superpotenze che si ritengono investite di una funzione messianica, la santa madre Russia ad oriente e la Nazione delle nazioni ad occidente.
I valori dell’Unione europea
Da questi due poli antitetici vengono messaggi potenti che vanno oltre la democrazia e cercano di metterla a servizio dell’autocrazia in nome di valori supremi. La vera sfida per l’Europa è su questo piano. Sembra averlo capito anche Ursula von der Leyen quando nel suo discorso al «Bayerischer Hof» parla dei valori identitari dell’Unione europea. Valori che esprimono democrazia e mirano a difendere la libertà individuale dal prepotere dei più forti. La guerra in Ucraina ha reso plastico il pericolo che un Paese più grande possa assoggettare il più piccolo. E non è un caso che il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier abbia replicato al vice presidente americano parlando dell’inaccettabilità di un mondo senza regole.
La violazione del diritto internazionale
La violazione del diritto internazionale è il vero problema. Ed è la ragione per la quale l’Europa si mobilita. Dalla Danimarca che vede nel suo maggiore alleato un predatore pronto a invadere la Groenlandia fino all’Italia per la quale i confini ucraini sono ben lontani ma che vede nell’assenza di regole internazionali un rischio per la sua sovranità. L’Europa è diventata terra di nessuno dove i grandi si permettono di interferire. E quindi un rilancio dell’integrazione europea è necessario come primo passo per un maggior coordinamento anche sul piano della politica estera. I Paesi nordici che prima contavano sulla protezione americana adesso sanno che devono far da soli.
La solidarietà di tutta l’Unione diventa indispensabile se l’orso russo comincia a graffiare. Ed anche a Copenhagen può solo far piacere se Germania, Francia e Italia si oppongono al bullo americano che guarda ai tesori nascosti dell’isola del ghiaccio a sovranità danese. Molti governanti toccano ora con mano che l’Europa non ha amici ad Est e solo competitor ad Ovest sulla sponda atlantica. Non le rimane che il Nord e il Sud. Ed è solo dal superamento di questa storica contrapposizione che può rinascere l’Unione europea.
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