La sfida delle piazze, le parole simili

ITALIA. Un fine settima di fuoco, quello che si apre oggi, per la politica italiana. Tra Roma, Firenze e Bologna elettori e militanti di destra e di sinistra riempiranno piazze e grandi saloni per lanciare e applaudire i loro slogan.

Quelli sulla guerra e la pace, sulla Russia e l’Ucraina, su Israele e i ProPal, su Trump e Putin, sui dazi e i controdazi. A Roma Conte col suo mondo post grillino, a Firenze Salvini e le destre sovraniste europee, a Bologna la seconda puntata della manifestazione di piazza del Popolo (europeista sì ma al modo di Babele) che riunirà tutti quelli che si farebbero tagliare una mano pur di non seguire Conte o Salvini.

Da Firenze a Roma in piazza

Ma proprio Conte e Salvini, a pensarci bene, saranno i veri protagonisti a specchio di questo fine settimana politicamente bollente. A piazza Vittorio, cuore della Roma multietnica che invano lotta ogni giorno contro il degrado, ci sarà accanto a Conte il meglio del vippume televisivo del radicalismo «di sinistra»: da Tomaso Montanari a Nicola Fratoianni, da Alessandro Orsini ad Angelo Bonelli e Alessandro Barbero, sotto l’accorta regia di Marco Travaglio che di sinistra non è mai stato ma che pure si è autoproclamato consigliere e portavoce di Conte.

Ad ascoltare la maratona degli oratori ci sarà il consueto, variopinto popolo che si vede in queste occasioni, dai cortei della Cgil alle orchestrine del Gay Pride, alle bandiere dell’Anpi e dell’Arci, ai fumogeni dei centri sociali. Insomma, non c’è dubbio che saremo in zona «rossa» che più rossa non si può. Come non c’è dubbio che alla Fortezza da Basso ci sarà un’adunanza della Lega «di destra» come ormai l’ha voluta e trasformata Matteo Salvini, alleato del sovranismo internazionale, fedele seguace di Trump e di Musk, sodale di Le Pen-Bardella, di Orban, di Bolsonaro, di Georgescu, dell’AfD tedesca e di Geert Wilders.

Le piazze contro il riarmo europeo

Eppure a tendere bene l’orecchio, si udranno rimbalzare da Roma a Firenze parole molto simili: dall’una all’altra piazza si rifiuterà il piano di riarmo europeo voluto dalla «guerrafondaia Ursula von der Leyen» e da quel «matto di Macron», si attaccherà l’Europa che per Salvini è il vero nemico delle nostre aziende, «altro che i dazi di Trump» e per Conte un monopolio franco-tedesco che ci porta verso il baratro.

L’11 Settembre delle Borse dopo i dazi

Da una città all’altra si starà molto attenti a criticare il nuovo padrone della Casa Bianca e la sua politica che ha fatto crollare le Borse come l’11 Settembre, e si daranno tutte le colpe a Biden, quello che secondo Conte e Salvini ha fatto la guerra della Nato a Putin per interposto Zelensky, l’uomo che più disprezzano sia i grillini che i leghisti, considerato il vero ostacolo alla pace che invece si sarebbe potuto raggiungere senza la sua testardaggine in divisa grigioverde se solo si fosse ragionato insieme a Vladimir Putin. Già, Putin, il capo del partito «Russia Unita» con cui la Lega firmò un accordo di reciprocità politica e che aveva nei suoi congressi una presenza fissa nel grillino Manlio di Stefano, sottosegretario agli Esteri del M5S. Vedi le coincidenze.

Come per incanto in questo weekend potremo rivivere i tempi del governo giallo-verde con Conte a Palazzo Chigi e Matteo Salvini al Viminale, l’epoca della «sconfitta della povertà» e dei decreti sicurezza. Per una sorta di eterogenesi dei fini, per un giorno si ricreerà una consonanza politica che forse non si è mai veramente interrotta e che magari potrebbe riprendere a marciare. Con grande preoccupazione di Giorgia Meloni e di Antonio Tajani, di Elly Schlein e di Paolo Gentiloni.

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