
(Foto di Ansa)
MONDO. Nel caso delle elezioni tedesche, le conseguenze sulla politica italiana riguardano soprattutto la maggioranza di centrodestra e la tenuta del governo. Il centrosinistra ha altri guai ma, guardando a ciò che è successo a Berlino, può solo o condolersi – è il caso del Pd – per l’insuccesso storico della Spd (che però resterà al governo) o congratularsi – stiamo parlando di Conte – per la buona affermazione della pacifista Linke.
Ma conseguenze immediate di queste valutazioni non ce ne sono, se non quella di sottolineare che il campo largo non solo non è mai esistito ma adesso subisce una vera e propria damnatio memoriae. Ma torniamo al centrodestra. È qui che il discrimine si fa forte per la ragione che gli impulsi dei partiti alleati si scaricano immediatamente sul governo in uno dei momenti più pericolosi, complicati e difficili da gestire degli ultimi decenni. Quindi succede che Matteo Salvini è entusiasta del 20 per cento degli estremisti di destra filo-russi dell’AfD, arrivati ad essere il secondo partito tedesco, mentre Antonio Tajani pronuncia il più sdegnato «vade retro» verso i neonazisti di Frau Alice Weidel e applaude il futuro cancelliere Merz esponente di quella Cdu-Csu che è la colonna portante del Ppe di cui Forza Italia è una componente di rilievo e lo stesso nostro ministro degli Esteri un esponente stimato e apprezzato.
Se Salvini insiste nell’applaudire la Weidel e a dire che non saranno tollerati «inciuci» tra popolari e socialdemocratici a spese del secondo partito tedesco, sta attaccando il futuro governo di Berlino, quello con cui Meloni dovrà fare i conti
Questa frattura politica, che ormai comincia a diventare anche personale e psicologica tra Salvini e Tajani, fatalmente pesa su Giorgia Meloni impegnatissima nel mantenere un equilibrio quasi impossibile tra la sua vicinanza a Trump e al trumpismo e il radicamento dell’Italia in Europa. Se Salvini insiste nell’applaudire la Weidel e a dire che non saranno tollerati «inciuci» tra popolari e socialdemocratici a spese del secondo partito tedesco, sta attaccando il futuro governo di Berlino, quello con cui Meloni dovrà fare i conti, quello stesso che si propone come primo obiettivo – parole di Merz – di rendere l’Europa indipendente dagli Usa di Donald Trump e dalle sue mire imperialistiche.
È chiaro che, trattandosi di un vicepremier, le parole di Salvini si fanno notare e possono fare anche dei danni sotto il profilo diplomatico. È esattamente quello che teme un esponente leghista come il ministro dell’Economia Giorgetti che invece, sapendo quello che dice, ritiene che «Merz ci possa aiutare» e che «non si può finire scoperti in Europa per schiacciarsi su Trump». Chi poi rappresenta politicamente gli imprenditori del Nord che con la Germania fanno affari tutti i giorni e subiscono i colpi della sua recessione, e cioè i governatori come Zaia, Fedriga, Fontana, tutto possono fare tranne che inimicarsi i prossimi governanti della Cancelleria. In qualche modo dunque Salvini sta marcando sempre di più una posizione che non solo lo mette in rotta di collisione con Forza Italia e imbarazza la Meloni, ma che provoca anche le critiche non più velate dei maggiorenti del suo partito.
Una situazione che definire fragile e in bilico è persino eufemistico. Ma evidentemente Salvini teme soprattutto quel generale Vannacci che lo preme proprio sul fronte destro e minaccia di portare i suoi voti da qualche altra parte (che poi sarebbe un colpo micidiale proprio alla leadership salviniana). Come si vede la politica estera è diventata una discriminante fortissima per giudicare gli equilibri di governo, e dunque la domanda che sorge spontanea è la seguente: quanto a lungo riuscirà Meloni, tra prolungati silenzi, assenze calcolate e contorsioni diplomatiche, e a tenersi in equilibrio tra tutte le spinte che riceve, sia dall’esterno che dall’interno?
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