Contro i dazi di Trump, un’Europa più forte

MONDO. La delicata fase di evoluzione politica del progetto europeo è oggi ostacolata dalla presenza di posizioni molto differenti in seno al Parlamento e al Consiglio europeo.

L’ultimo gruppo costituitosi - i cosiddetti «Patrioti», cui fa riferimento Matteo Salvini - auspica velatamente la fine dell’esperienza europea. Per quanto riguarda gli altri gruppi dichiaratamente europeisti, composti dai vari partiti della destra del centro e della sinistra, esiste da tempo una netta contrapposizione fra i fautori di un «ordine federale» e quelli più propensi a un «ordine confederale».

Un’Europa federale

Si tratta di differenze sostanziali, dai più sottaciute, che coinvolgono soprattutto il «principio di sovranità». I sostenitori dell’ordine federale (centrosinistra), che si ispirano alle idee di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi espresse nel Manifesto di Ventotene, pensano a un’Unione Europea autonoma, federale e sovrana, dotata di specifiche competenze - in particolare nei campi della difesa, della politica estera, monetaria e fiscale - gestite unitariamente nell’interesse dei vari Paesi. Auspicano, cioè, che lo Stato federale si doti d’istituzioni democratiche con un Parlamento capace di rappresentare sia unitariamente il popolo della Federazione, sia i singoli Stati membri che resterebbero pienamente sovrani nelle restanti competenze.

Un’Europa confederale

Assai diversa è la posizione dei sostenitori dell’ordine confederale (destre sovraniste), che si rifanno all’idea «intergovernativo-confederale» che ha avuto come principale ispiratore Charles De Gaulle. Questa prevede la costituzione di un «Organismo centrale europeo», privo di una propria autonomia, al quale i vari Stati possano demandare volta per volta il compito di affrontare questioni di comune interesse, mantenendo il diritto di veto su ogni decisione.

Il metodo funzionalista

Ebbene, la condizione giuridica in cui si trova oggi l’Europa si caratterizza per alcuni aspetti di tipo confederale (diritto di veto, metodo intergovernativo e Consiglio europeo) e altri di tipo federale (Parlamento europeo eletto dal popolo, politica monetaria, Bce e moneta unica, Corte di giustizia). A tale situazione si è giunti negli anni seguendo il metodo «funzionalista», riconducibile a Jean Monnet, che si è differenziato dall’ispirazione federalista non tanto nella visione finale, quanto nella scelta delle modalità per arrivarci. Monnet, infatti, riteneva che un progetto tanto ambizioso come quello federale dovesse essere realizzato compiendo «piccoli passi», per evitare la contrapposizione degli Stati più avanzati come Germania, Francia e Inghilterra. Secondo l’economista francese la strada per raggiungere un’unità politica di tipo federale non poteva che essere quella di partire dalla costruzione di un’unione economica, per poi procedere a successive fasi che portassero alla «cessione graduale di fette di sovranità» da parte delle varie nazioni. È opinione diffusa che proprio l’affermazione di questo metodo prudente abbia salvato il progetto europeo dal fallimento.

La scelta della strada da seguire

Oggi è del tutto evidente, però, che nel proseguire il percorso europeo sul piano politico occorra finalmente scegliere quale strada perseguire. I cittadini hanno il diritto di sapere quali forze politiche propendono per la fine del progetto europeo, quali per la creazione di una Federazione europea (gli Stati Uniti d’Europa) e quali per un’Europa confederale.

Nel Parlamento italiano si dichiarano federalisti, pur con qualche distinguo, i partiti del centrosinistra. Nel centrodestra Forza Italia si rifà al federalismo di Alcide De Gasperi. Matteo Salvini appare sempre più incline all’«Italexit». Giorgia Meloni nel suo infelice intervento su alcune parti del documento di Ventotene ha dichiarato che «quella non è la sua idea di Europa».

Nella bagarre che ne è conseguita l’opposizione, con toni accesi e in qualche caso commoventi, ha rimarcato il proprio sdegno. Ha perso, tuttavia, una preziosa occasione per chiedere alla nostra premier quale sia concretamente questa sua idea di Europa. Qualora fosse quella «Confederale», come in qualche occasione ha tenuto a dichiarare, sarebbe stato allora quanto mai opportuno incalzarla, chiedendole quali compiti ritiene debbano essere stabilmente demandati all’Organismo centrale europeo. La guerra dei dazi scriteriatamente iniziata da Trump rende ancor più necessario ed urgente questo chiarimento.

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