
Cronaca
Martedì 01 Aprile 2025
Morte di Astori: «Certificato falso? No, fu un equivoco»
IN TRIBUNALE. Firenze, al processo per la falsificazione di documenti medici, le difese chiedono l’assoluzione dei tre imputati.
«Il professore Galanti non istigò la dottoressa Toncelli a redigere lo “strain”. Tantomeno tra i due vi fu un accordo per formare atti o documenti falsi». Lo ha detto l’avvocato Sigfrido Fenyes, difensore di Giorgio Galanti, ex direttore di medicina sportiva di Careggi, al processo per la presunta falsificazione di un certificato medico rilasciato a Davide Astori, calciatore di San Pellegrino e capitano della Fiorentina trovato senza vita il 4 marzo 2018 nella sua camera di albergo a Udine.
«Un equivoco»
Con Galanti e Loria Toncelli, accusati di falso, c’è un altro medico Pietro Amedeo Modesti, imputato per distruzione di atti. «Si è trattato solo di un equivoco: perché il documento relativo all’esame che doveva accertare le risposte del miocardio svolto il 10 luglio 2017, durante la visita per la idoneità agonistica, è stato stampato intorno al 19 aprile 2019 su carta intestata di quel giorno», ha detto l’avvocato Fenyes, chiedendo l’assoluzione per il suo assistito.
Le ipotesi e la difesa
Il procedimento è partito a seguito del deposito di atti difensivi nell’ambito della prima inchiesta per omicidio colposo in cui era indagato Galanti (condannato lo scorso 4 marzo in via definitiva a 1 anno di reclusione, pena sospesa). Nel 2019, ormai in pensione Galanti, chiese al dipartimento di medicina sportiva la cartella Astori, contenente tutti gli accertamenti a cui era stato sottoposto il giocatore. Lo «strain», ancora nel pc, fu stampato, contesta la Procura «in data anteriore o prossima al 10 aprile 2019». Da qui l’ipotesi di falso. «La dottoressa Toncelli non ha mai dichiarato di aver sottoposto Davide Astori a un preteso esame strain né di averlo poi redatto - ha sottolineato l’avvocato Vincenzi De Franco chiedendo l’assoluzione -. Va ribadito ciò che hanno detto in aula i consulenti: lo “strain” non è un certificato medico, ma un metodo di valutazione della contrattilità del miocardio. Per le linee guida, ha solo una finalità scientifica e di ricerca per capire quanto si contrae il cuore. Quindi non ha commesso alcun reato di falso». La sentenza il 13 giugno.
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