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Un’iris al posto del coltello

Intervista. Cristina Mostosi, presidente dell’associazione bergamasca «Le iris di Trebecco», ci racconta come la natura possa essere la cura contro la violenza di genere

Lettura 3 min.
(Illustrazione di Elisa Puglielli - Yoonik)

Non potrei essere più emozionata e onorata di fare questa intervista. Cristina Mostosi è una donna straordinaria che ha saputo intrecciare i fili dei miei valori in una maniera così sublime da commuovermi. La nostra chiamata, durata tre ore, mi ha fatto desiderare di correre da Firenze (dove ora mi trovo) a Bergamo per abbracciarla, e con lei tutte le donne e le persone che si sentono fragili in un mondo dove la violenza sembra prendere il sopravvento. Ma bando alle ciance: trascriviamo questa conversazione ricca di bellezza e profondità.

ARM: Buonasera, Cristina. Solitamente introduco io le interviste, colorandone i bordi, ma questa volta voglio lasciarti carta bianca. Raccontaci di te.

CM: Sono Cristina Mostosi, una donna che è riuscita a far fiorire il suo dolore. Nel 2002 ho perso mia sorella Paola, vittima di femminicidio. Da quella tragedia è nata l’associazione «Le iris di Trebecco», con l’intento di trasformare un dolore insopportabile in una risposta gentile: resilienza e rispetto. Ho scelto l’iris come simbolo per smantellare gli stereotipi di genere attraverso la creatività femminile.

ARM: Da dove nascono gli, anzi le, iris e cosa rappresentano per te?

CM: Mio padre, Luigi Mostosi, era un botanico. Dieci anni fa ho ereditato il giardino di 1.000 metri quadrati a Credaro, dove lui ha dedicato la vita all’ibridazione delle iris barbata. Questo giardino non è solo un patrimonio affettivo, ma anche scientifico: ospita 26 varietà certificate dall’American Iris Society. Per me, è un luogo di cura e trasformazione. Mi piace dire che qui “nascono le mie iris”: non solo fiori, ma anche persone, poesie, dipinti, lettere e persino aiuole.

Quest’anno, per la prima volta, ho accolto un gruppo di volontari che si sono dedicati alla cura del giardino. È stato emozionante vedere giovani e meno giovani lavorare insieme con passione. Spero che, in futuro, sempre più giovani si avvicinino a questo progetto, perché in Italia dobbiamo abbandonare la cultura del “giardino della pensione”. La bellezza, infatti, ha bisogno di tempo per fiorire e di mani appassionate per crescere. Il giardino apre ufficialmente il 30 aprile e sarà visitabile su prenotazione. È un’esperienza che invita non solo alla contemplazione, ma anche alla riflessione e al cambiamento.

ARM: Raccontami delle aiuole nate dal tuo giardino.

CM: Con la mia associazione, abbiamo piantato 67 aiuole dedicate a Paola e a tutte le vittime di femminicidio, in scuole, comuni, aziende e persino multinazionali. Ogni aiuola porta una targa con il messaggio: «In ricordo di Paola Mostosi e di tutte le donne vittime di violenza». È il nostro modo di creare un “giardino planetario”, come direbbe Gilles Clément.

Gli amici mi chiamano “formica” perché accumulo tutto: stoffe, fiori, mobili e ogni genere di oggetto, ma sempre con l’idea di riutilizzarli per il bene comune. È un modo per trasformare ogni piccola cosa in un tassello di un progetto più grande.

ARM: So che la tua associazione si occupa anche di arte. Ci racconti della tua ultima mostra?

CM: La mostra si intitolava «La poesia del rispetto: incontri di bellezza» e si è appena conclusa nella Sala Manzù del Palazzo della Provincia in via Camozzi. Esponeva 150 opere inviate da donne che hanno voluto esprimere la loro creatività, accompagnate da 13 incontri con artisti, poeti e scrittori. Quest’anno abbiamo riflettuto sul potere dell’arte terapia, dando voce anche alla prospettiva maschile, che non va sottovalutata.

ARM: Passiamo ora ad un’altra tua recente creazione: la biblioteca della natura. Come è nata?

CM: Durante il lockdown, la distanza dalla mia famiglia mi ha fatto capire quanto fosse importante condividere il patrimonio botanico di mio padre. Così, ho trasformato la sua collezione privata in una biblioteca aperta a tutti. Tramite i social ho raccolto libri da ogni parte d’Europa, molti donati da amici e sconosciuti. Ora, la biblioteca ha sede a Sorisole ed è organizzata in tre sezioni principali: botanica, questioni di genere e donne dimenticate, più una sezione dedicata ai libri fantasy.

ARM: Che atmosfera hai creato nella biblioteca?

CM: Ho allestito uno spazio accogliente, con librerie che provengono da case di conoscenti sfortunatamente svuotate dalla pandemia, che ho dipinto color verde latte e menta per evocare un bosco incantato. Ci sono tavoli, tisane, e persino un angolo dedicato al cucito, una mia grande passione. Vorrei che col tempo questo luogo venisse vissuto e non solo sfogliato: ho in programma di organizzare corsi di cucito, coaching e incontri di supporto psicologico. Anche gli uomini hanno chiesto di partecipare, proponendo corsi di “sopravvivenza domestica” per imparare a stirare o cucire e fare l’uncinetto, che mi hai confermato essere una tendenza tra i giovani adolescenti. È un modo per creare lampioni di socialità sana in un mondo connesso, ma disconnesso.

ARM: Cosa ti direbbe tua sorella, se fosse qui?

CM: Non uso il condizionale. Lei è viva dentro di me. È grazie a questa simbiosi che riesco a fare grandi cose, che in realtà sono opere collettive. Senza il sostegno di tante persone, sarei ancora chiusa nel mio giardino. Invece, ora ho un giardino nel mondo, una biblioteca, una galleria d’arte e persino un docufilm, «Iris Guerriera», presentato al Festival Sguardi Altrove.

In questo abbraccio virtuale, spero che questo articolo riesca a far fiorire molte iris, semi d’amore che possano trasformare il dolore in bellezza. E come dice Cristina, non si tratta di armi, ma di foglie, delicate e resistenti come quelle di magnolia, su cui dipingeva la madre di una signora che ha donato le opere all’associazione, capaci di guarire il mondo.

Il titolo di questo articolo è un riferimento alla canzone «Fiore per coltello», che mi ricorda la mia adolescenza da femminista arrabbiata. Ora lo riscrivo in: «Un’iris al posto del coltello», simbolo di perdono e di restituzione di bene universale.

Illustrazione di copertina di Elisa Puglielli - Yoonik

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