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Da Bergamo al Giappone con furore: l’ascesa del wrestler Francesco Akira Begnini

Intervista. L’atleta bergamasco di wrestling giapponese ha conquistato il cuore dei fan nipponici con passione e impegno. Dopo aver incontrato Mattarella, sogna la WWE

Lettura 4 min.
Francesco Akira Begnini si lancia verso El Desperado, pronto a salire sul ring

Quando si parla di wrestling, la mente vola subito a nomi altisonanti come John Cena, Rey Misterio o Hulk Hogan, “marcantoni” dagli sguardi truci e pronti a spaventare chiunque. Personaggi “poco raccomandabili” al primo impatto, ma che spesso nascondono un cuore grande sotto decine di chili di muscoli.

Osservando da vicino Francesco Akira Begnini non si potrebbe dire lo stesso perché il suo aspetto appare quello di Lady Oscar moderno, un eroe buono che difficilmente possa salire sul ring e sconfiggere i cosiddetti “cattivi”. Eppure l’apparenza inganna spesso e, dietro quello sguardo così dolce, si cela una vera e propria leggenda del wrestling giapponese e internazionale.

Chiariamo, Francesco è realmente come si vede, però quando sale in pedana, sa sfoderare una potenza e una precisione che hanno fatto innamorare i nipponici tanto da consentirgli di conoscere il presidente della Repubblica Sergio Mattarella quando qualche mese fa ha visitato il Sol Levante. Un’opportunità unica per il giovane bergamasco che, ponendo il cuore oltre l’ostacolo, ha deciso di lasciare tutto per inseguire la propria passione.

«Ormai sono quattordici anni che faccio questo mestiere, visto che ho iniziato con il wrestling da quando ne ho undici. Ho provato molti sport, ma nessuno era in grado di farmi appassionare come questa disciplina. Cercavo qualcosa che mi rendesse felice, così ho chiesto a mia madre di provare il wrestling e lei mi ha accontentato trovando un corso presso l’Italian Championship Wrestling, una piccola palestra a Celadina dove c’erano solo i tappetoni, niente ring - racconta Begnini-. Ho mantenuto il wrestling come hobby, per lo meno sino al 2018 quando, per una tournée, in Italia è arrivato il lottatore giapponese Tajiri. Lui mi ha visto durante uno show e mi ha chiesto di seguirlo in Giappone per due mesi. Era una scelta difficile perché lavoravo alla Heineken e dovevo lasciare tutto, ma ho seguito la passione e ora sono sei anni che mi trovo qui».

In questa scelta c’è un grande apporto dei genitori con la mamma che ha sempre creduto nel sogno di Francesco, in parte indirizzandolo già prima che nascesse visto che il nickname con cui è conosciuto fra gli appassionati, Akira, è realmente iscritto all’anagrafe.

«Mia mamma è da sempre un’appassionata di sport giapponesi tanto che è arrivata ad alti livelli nel kendo e spesso è venuta ad allenarsi qui con la polizia. Quando siamo nati sia io che i miei fratelli, ha deciso di darci un nome giapponese e credo che questo abbia in parte il mio destino - sottolinea il wrestler orobico -. Akira significa “luminoso, splendente” ed è un nome di cui vado molto fiero anche se da bambino non piaceva molto visto che ero vittima di scherzi e prese in giro. Quando mia madre si è accorta che sin dai primi allenamenti mi ero innamorato di questo sport, non ha mai smesso di sostenermi come ha fatto con mio fratello Luca Yutaka che ha la Sindrome di Down, ma è campione di nuoto nei 200 metri dorso. Mio padre invece non mi ha mai completamente capito perché il wrestling non è uno sport così noto come il calcio, ma è proprio per quello che mi piace».

Molti sostengono che il wrestling non sia un vero sport perché frutto di uno spettacolo realizzato “a tavolino”, ma gli stessi non sanno quanta preparazione agonistica e atletica si trovi dietro questa specialità. Per diventare un wrestler di alto livello è necessario innanzitutto esser sinceri e mostrare sé stessi davanti al pubblico, in seconda battuta serve allenarsi durante e fare i conti con le “botte” che si prendono e si danno. Insomma, è tutt’altro che pura finzione, anche perché anche nel wrestling esiste il rischio fondato di farsi male.

«Quando all’inizio mi dicevano che il wrestling era tutto finto mi arrabbiavo, ma ora capisco chi lo dice perché c’è molta ignoranza dietro questo sport e quindi non vivo queste critiche in maniera brutale. Il wrestling è infatti una disciplina che sa unire sport e intrattenimento e, come quando si guarda un film, chiaramente si sa che non è vero, ma ciò che conta è l’emozione che questo sa trasmettere - chiarisce Begnini-. Il lavoro del wrestler è quello di creare trasporto nello spettatore, anche perché io sono lo stuntment di me stesso. Non c’è nessuno che faccia al posto mio le mosse più pericolose. È tutto “buono alla prima” per cui quanto succede sul ring è reale».

A proposito di infortuni, fondamentale è allenarsi in maniera certosina al fine di prevenirli, ma ciò non sempre può bastare come ricorda Francesco che, più di una volta, ha dovuto far i conti con i “pericoli del mestiere”. «Quando sono arrivato in Giappone - dice Francesco - ho trascorso due anni in un dojo, una sorta di palestra dove si vive, ci si allena la sera tre/quattr’ore ogni giorno a livello atletico, ma al mattino si provano le mosse finché non escono in maniera perfetta. In Giappone sono molto esigenti sul fronte atletico e questo ti spinge a superare il limite. Mi piacerebbe dire che non ci sono infortuni, ma ho dovuto già sottopormi a un’operazione al ginocchio per un problema che ho incontrato durante un match in Italia e la mia spalla sinistra non è al 100%».

Nonostante qualche caduta, Francesco si è sempre rialzato prontamente ottenendo risultati così importanti da incontrare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in visita in Giappone, e diventare una vera e propria star nel Paese del Sol Levante. Lo stesso non si può dire per l’Italia dove il nome di Akira attira curiosità e qualche sguardo perplesso non appena viene pronunciato.

«Incontrare Mattarella è stata una delle esperienze più surreali della mia carriera. Già un anno fa ero stato invitato all’Ambasciata Italiana per i risultati che ho ottenuto insieme ad altre personalità che vivono in Giappone e rappresentano la nostra eccellenza. Circa un mese fa ho avuto l’opportunità di incontrare il Presidente che era in visita al paese. È stato un onore enorme e, grazie al wrestling, sono riuscito a conoscerlo. Mi ha stretto la mano, abbiamo fatto una foto insieme e mi ha fatto i complimenti. Ero così emozionato che non ricordo nemmeno cosa mi abbia detto, ma è qualcosa che mi rende molto orgoglioso - ricorda Begnini -. In Italia è diverso dal Giappone perché qui a Tokyo se cammino per strada, mi capita che mi riconoscano. È successo anche a Napoli una volta, ma a Bergamo mai. Adesso la WWE (ndr la vecchia World Wrestling Federation) sta tornando spesso in Italia, ha fatto un evento recentemente a Bologna che è andato sold out. I lottatori di quella lega sono famosi nel Bel Paese perché i match vengono trasmessi in televisione. Il wrestling giapponese non è ancora arrivato nella Penisola, per cui mi piacerebbe riuscire a portarcelo».

Il sogno del giovane orobico rimane però quello di lottare un giorno in WWE ed entrare così nel gotha del wrestling mondiale. Un privilegio che Bruno Sammartino ha potuto provare nel Secondo Dopoguerra diventando l’unico italiano a fare breccia nei cuori degli americani, con la piccola differenza di aver intrapreso la carriera di wrestler negli Stati Uniti. Qualora Francesco dovesse riuscire in questa impresa, diverrebbe a tutti gli effetti il primo a esportare la scuola tricolore oltre oceano.

«Andare in WWE è un sogno – conclude Francesco - perché è la federazione che ho iniziato a seguire quando ero un bambino e mi ha spinto a intraprendere questa carriera, donandomi un obiettivo da perseguire. Mi piacerebbe esser il primo campione italiano in WWA dopo Sammartino così da dimostrare agli altri ragazzi che diventare un wrestler di spessore internazionale è possibile».

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