Il basket è rapidità, velocità di pensiero, precisione, ma soprattutto inventiva. Serve scaltrezza per liberarsi dalla marcatura delle avversarie, intelligenza tattica per capire quando e come tirare e astuzia per individuare anche gli spazi più piccoli, quando si aprono.
Ora provate a dimezzare il tempo a disposizione per concludere un’azione, ridurre il campo di gioco e aumentare l’intensità. Fare ciò che già appare difficile con il pallone a spicchi diventa quasi impossibile. Quasi, perché nel basket 3x3 tutto questo è fattibile: servono soltanto capacità di adattamento e quella velocità di pensiero che accompagna ogni grande giocatrice.
Le regole sono simili a quelle del tradizionale 5 contro 5, ma presentano alcune differenze sostanziali: si gioca su una sola metà campo con un unico canestro, le squadre sono composte da tre giocatrici e si hanno a disposizione soltanto 12 secondi per concludere un’azione, a differenza dei 24 del basket tradizionale. Per il resto, lo slancio e la passione agonistica rimangono intatte, se non addirittura più intense rispetto alla pallacanestro a cui siamo abituati.
Una disciplina forse meno conosciuta rispetto alla “sorella maggiore”, soprattutto in Italia, ma che ha conquistato Sophia Lussignoli, protagonista quest’estate con la Nazionale ai Mondiali under 23 di Wuhan, in Cina. Un’esperienza tutta nuova per la ventenne di Mapello, arrivata alla competizione iridata dopo un percorso iniziato nei mesi estivi.
«Quest’estate ho ricevuto la convocazione per partecipare ad alcune tappe della Nations League, una sorta di mini-torneo tra nazionali organizzato dalla FIBA. Al termine delle tappe veniva stilata una classifica e, in base ai risultati, arrivavano le qualificazioni per i Mondiali. Ho preso parte a questi appuntamenti tra luglio e agosto, prima di ricevere la bella notizia della qualificazione alla competizione iridata – racconta la cestista bergamasca – Un po’ di rammarico c’è per come è andata: eravamo tutte e quattro sotto età e siamo arrivate lì con un po’ di emozione. Abbiamo sprecato qualche occasione nelle prime due partite, il secondo giorno abbiamo provato a recuperare, ma Francia e Cina erano più forti».
L’impatto con la nuova disciplina si è fatto sentire. Con meno giocatrici in campo, il gioco diventa ancora più intenso e ogni decisione può fare la differenza. Servono esperienza e lucidità per affrontare la pressione delle avversarie, ma soprattutto la capacità di leggere i movimenti e anticipare le mosse delle compagne. Per questo è fondamentale costruire un’intesa solida, un aspetto sul quale la squadra italiana può ancora crescere.
«Sicuramente gli spazi sono più ampi. Siamo in tre, ma giochiamo comunque su metà campo, quindi abbiamo molto più spazio per iniziative individuali. È fondamentale, soprattutto, allenare l’intesa con le compagne. Quando hai soltanto 12 secondi non puoi fermarti a palleggiare e spiegare a una compagna cosa fare: bisogna capirsi con uno sguardo. Durante gli allenamenti di quest’estate abbiamo lavorato soprattutto sulla conoscenza reciproca, più che sugli schemi di gioco. È uno sport sicuramente più fisico e veloce: devi essere in grado di adattarti in uno o due secondi dal momento in cui ricevi la palla. C’è anche molto più contatto, motivo per cui è stata un’esperienza nuova sotto tanti punti di vista».
A indicare una possibile strada da seguire c’è anche Marcella Filippi, protagonista del basket 3x3 bergamasco e italiano, campionessa del mondo nel 2018 e poi sesta con la Nazionale alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Una figura importante dalla quale Sophia trae ispirazione, soprattutto guardando al proprio futuro. «Non l’ho mai conosciuta di persona, però ovviamente la conosco come giocatrice. È sempre bello vedere un’atleta raggiungere risultati così importanti. Abbiamo ruoli diversi e non giochiamo allo stesso modo, ma apprezzo il suo modo di affrontare le partite, la sua presenza in campo e il suo carattere», dice l’atleta.
Il percorso di Lussignoli si inserisce in una fase di crescita più ampia della pallacanestro femminile italiana. Nel 5 contro 5, la Nazionale guidata da Andrea Capobianco ha dimostrato di poter competere ad alti livelli, arrivando a un passo dai quarti di finale dei Mondiali. Un segnale positivo per tutto il movimento, nel quale Lussignoli si è già ritagliata uno spazio importante grazie anche alle due medaglie di bronzo conquistate agli Europei giovanili.
«La crescita si vede anche dall’esterno, persino agli occhi di chi non segue molto il basket femminile. Credo che sia stata soprattutto una questione di fiducia. Le potenzialità le abbiamo sempre avute, ma è arrivato un momento in cui abbiamo ricominciato a crederci un po’ di più. Abbiamo capito che possiamo fare bene anche a livello internazionale», spiega la giocatrice dell’USE Rosa Scotti Empoli. Indossare la maglia azzurra, del resto, è un’emozione che non perde di intensità nemmeno con il passare degli anni.
«Ricordo quando ho esordito in Nazionale – confessa la giovane senza trattenere le emozioni – Non dimenticherò mai la prima partita, quando durante il riscaldamento abbiamo cantato l’Inno d’Italia. Porto ancora con me quella sensazione: avevo i brividi e quasi le lacrime agli occhi. Da quel momento, ogni volta che indosso la maglia azzurra, non posso dire di essere abituata, è impossibile. Ho avuto anche la fortuna di partecipare a diversi Europei e di vincere due medaglie di bronzo. Arrivare all’ultima partita, quando sei stremata perché hai giocato sette partite in meno di dieci giorni, e ritrovarti quella medaglia al collo è una sensazione bellissima».
Dopo l’esperienza ai Mondiali under 23, lo sguardo di Sophia si sposta inevitabilmente verso il futuro. Nel mirino ci sono anche le Olimpiadi di Los Angeles 2028, un sogno ambizioso che la giovane orobica spera un giorno di poter inseguire con la maglia azzurra.
«L’obiettivo è sicuramente quello. Partecipi a questi eventi, incontri atlete più grandi e, con il passare degli anni, inizi ad avvicinarti a loro e a immaginare di poter giocare insieme. A quel punto pensi: “Oddio, quasi ce l’ho fatta, ce la sto facendo”. Lo stimolo è sempre quello. Con il 3x3, rispetto al 5 contro 5, può essere più accessibile arrivare a una partecipazione olimpica. Cerchiamo di crescere ogni anno per puntare a questo obiettivo. In Italia è uno sport meno seguito e meno praticato rispetto ad altre nazioni, ma per un’atleta il sogno olimpico è sempre presente», conclude Lussignoli.
