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Lovere romana: un “tesoro” sulle rive del lago

Articolo. È visitabile gratuitamente nell’Atelier del Tadini, fino al 2 giugno, la mostra «Lovere romana. Dal tesoro alla necropoli». Un’occasione per approfondire il ruolo in età romana della cittadina, vivace, popolosa e situata in posizione strategica lungo importanti vie di comunicazione

Lettura 4 min.
Lo scavo della necropoli in località Valvendra

Tra le vie del centro storico di Lovere è scomparsa ogni traccia dell’antico insediamento romano, ad eccezione di due iscrizioni trovate nei pressi del monastero di San Maurizio. Ma l’archeologia è una scienza deduttiva. Così è la “città dei morti”, portata alla luce in duecento anni di scavi, a fornirci indizi importanti per immaginare come poteva essere Lovere in età romana, insediamento strategico lungo le vie di comunicazione che univano Bergomum, Brixia e i valichi alpini.

Di rado l’interesse del grande pubblico tiene il passo con i tempi e i progressi degli scavi, perciò ha il sapore della sorpresa la mostra «Lovere romana. Dal tesoro alla necropoli», visitabile con ingresso gratuito, fino al 2 giugno, all’Atelier del Tadini. Nata da un’idea di Giovanni Guizzetti, è curata da Stefania De Francesco e Serena Solano, funzionarie archeologhe della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, ed è promossa e allestita dal Comune di Lovere in collaborazione con la Soprintendenza e la Fondazione Accademia di belle arti Tadini di Lovere, con il contributo del Consorzio del Bacino Imbrifero Montano dell’Oglio, di MEG Trading Srl e Zanella Luca Srl.

La mostra illustra l’importante ruolo di Lovere in età romana, con l’esposizione di alcuni significativi corredi portati alla luce grazie allo scavo della necropoli rinvenuta in località Valvendra, nei pressi della Basilica, dai primi ritrovamenti occasionali – tra i quali, nel 1907, il celebre “tesoro di Lovere” – fino allo scavo sistematico della necropoli del 2015. Sono questi i preziosi “indizi” che ci raccontano di un centro romano vivace, importante e popoloso, certamente favorito dalla felice posizione sul lago.

La mostra

La mostra è l’occasione per riportare temporaneamente a Lovere alcuni dei materiali provenienti dalle sepolture messe in luce nel 1907, dalle quali proviene anche il cosiddetto “tesoro di Lovere” che comprende la nota “coppa del pescatore” (non trasferita in mostra per motivi conservativi), gioielli in oro e argento, vasi, ornamenti e numerosi altri reperti, oggi conservati e in parte esposti al Museo Archeologico di Milano. Il confronto è con i corredi di alcune delle tombe loveresi, oggetto dell’indagine archeologica sistematica condotta da parte della Soprintendenza Archeologia della Lombardia tra il 2013 e il 2015, che ha permesso una comprensione completa della necropoli. Quest’ultima, come era consuetudine nel mondo romano, si sviluppava all’esterno dell’abitato, lungo la strada di collegamento con la Valle Camonica.

Collane, anelli in oro e argento con castone e altri ornamenti, vasi e oggetti della vita quotidiana, lucerne e dadi da gioco documentano la ricchezza della Lovere romana e la vita dei suoi abitanti, raccontandoci di un emporium florido e importante, propaggine e avamposto meridionale della Civitas Camunnorum (l’odierna Cividate Camuno), alla confluenza di importanti vie di comunicazione tra il territorio bergamasco, il Sebino e la valle Camonica.

«I reperti conducono in un viaggio nel tempo alla scoperta di Lovere romana – sottolineano le curatrici De Francesco e Solano – un abitato di cui non rimane alcuna traccia ma che rivive grazie ai ritrovamenti della sua vastissima e ricca necropoli, utilizzata come luogo di sepoltura per oltre quattro secoli tra la fine del I secolo a.C. e gli inizi del V d.C. Il taglio della mostra è duplice: da un lato c’è stata la volontà di far comprendere quanto i materiali archeologici possano restituire e raccontare, se correttamente recuperati e contestualizzati. Dall’altro lato, è stata prestata particolare attenzione ai visitatori più giovani, con un’introduzione didattica sulle necropoli e sul rituale funerario, con un invito a osservare e a giocare. Nelle vetrine, gli oggetti scelti per accompagnare i defunti nel viaggio nell’aldilà offrono l’occasione per conoscere alcuni aspetti della vita quotidiana e della vivacità culturale e commerciale dell’antica Lovere romana, grazie alla sua strategica posizione lungo importanti vie di comunicazione».

Così la necropoli, lungo la strada che collega l’Ospedale alla chiesa di Santa Maria in Valvendra, ci invita a percorrere un viaggio nel passato e a muoverci nel territorio, per scoprire i siti della Rete PAD , la Rete dei Paesaggi Archeologici Diffusi, e la vicina Valle Camonica romana su cui Lovere in antico gravitava. Lovere, infatti, non era un centro urbano ma un insediamento particolarmente ricco e popoloso che dipendeva giuridicamente, politicamente e amministrativamente da Civitas Camunnorum, vera e propria città romana con edifici e spazi pubblici monumentali, di cui sono stati parzialmente scavati e valorizzati le terme, il foro e il quartiere degli edifici da spettacolo, con un teatro e un anfiteatro.

Il primato degli oggetti “tipo Lovere”

Delle 240 tombe scoperte nella necropoli loverese, sono stati ritrovati i rispettivi corredi, oggetti legati alla vita quotidiana del defunto e materiali che avevano un significato simbolico e che dovevano accompagnarlo nell’aldilà. Non sono mancate le sorprese, come gli oggetti da allora definiti “di tipo Lovere”, perché rinvenuti qui per la prima volta.

«A Lovere le tombe maschili sono talvolta distinte dai caratteristici coltelli “tipo Lovere” – spiega Stefania De Francescoche presentano una lama serpeggiante e un’impugnatura a testa di cavallo. Si è successivamente compreso che si tratta di una produzione romana tipica di questa zona, in uso tra I e II secolo d.C. ma che deriva la sua forma da un coltello più antico chiamato “tipo Introbio”, molto rappresentato nelle incisioni rupestri della Valle Camonica e diffuso fra II e I secolo a.C. Nelle tombe sono stati ritrovati anche caratteristici boccali in terracotta “tipo Lovere”, caratterizzati da una depressione sotto l’ansa per agevolare la presa e da decorazioni a stampiglia. Anch’essi riconosciuti come la rielaborazione di forme tipiche della cultura camuna, ci parlano dei legami di appartenenza di Lovere al territorio della valle Camonica».

Non meno interessanti sono i numerosi pendagli a lunula rinvenuti nelle tombe femminili, portati al collo e spesso impiegati quali amuleto-portafortuna infantile e femminile per la maternità. Uno di essi, impreziosito da un disco centrale in cui sono raffigurati Elios e Selene (il Sole e la Luna) ad alludere al ciclo della vita e all’idea di fecondità, è diventato immagine-guida della mostra.

L’apertura al mondo della scuola

Preziosa, nell’ottica della massima interazione dell’evento con il territorio, si è rivelata l’apertura al mondo della scuola. In collaborazione con l’Accademia Tadini è stato possibile attivare percorsi di alternanza scuola-lavoro con gli studenti dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Decio Celeri” di Lovere. I ragazzi, opportunamente formati, sono a disposizione dei visitatori per illustrare alcuni particolari aspetti del percorso espositivo rispondendo alle eventuali domande.

Per saperne di più

È possibile consultare il sito della Rete PAD (Paesaggi Archeologici Diffusi), vedere il video dedicato alla campagna di scavi del 2015, oppure scaricare gratuitamente la versione digitale del volume «La necropoli di età romana di Lovere (BG). Una comunità sulle sponde del Sebino» a cura di Maria Fortunati, ed. SAP Società Archeologica, disponibile anche sul sito della casa editrice.

La mostra è aperta il venerdì e il sabato dalle 15 alle 19, la domenica e i festivi dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19.

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