Il mese più caldo di sempre, nella stagione più calda di sempre. Come riporta Copernicus, la temperatura di superficie, ad agosto 2026, è stata in tutto il mondo 1,65°C più alta rispetto al periodo preindustriale e 0,85°C sopra la media 1991-2020: prima, aveva raggiunto livelli simili solo il luglio del 2023. In Europa, l’estate appena conclusa ha superato in termini di temperature perfino il famigerato record del 2003. E a Bergamo? A tirare le fila è Manuel Mazzoleni, meteorologo di 3B Meteo: «L’estate 2026 a Bergamo si è conclusa come la terza più calda della serie storica dal 1993, dopo il 2003 e il 2022, con una differenza di pochi decimali. Ha però fatto registrare primati per continuità del caldo, con ben 49 notti tropicali, cinque ondate di calore e temperature massime che hanno toccato i 37.8°C».
Come si è differenziata la situazione bergamasca dai dintorni regionali?
«Se consideriamo la media regionale e di molte stazioni di pianura, l’estate 2026 è stata ufficialmente la più calda di sempre dal 1951 (anno in cui è stata fondata l’Organizzazione meteorologica mondiale, ndr), superando persino l’anomalia del 2003, con uno scarto medio regionale di +3,1°C rispetto alla norma 1991-2020. A Bergamo città, la presenza delle prime brezze prealpine e una distribuzione leggermente diversa dei picchi temporaleschi rispetto al centro della Valpadana hanno contenuto la media. Le aree più calde della regione durante l’estate 2026 sono state le zone di bassa pianura meridionale, in particolare la fascia compresa tra le province di Mantova, Cremona, Lodi e la bassa Bresciana».
Qual è stato l’andamento delle precipitazioni a Bergamo?
«Il quadro di quest’estate è ingannevole: i volumi di pioggia sono stati complessivamente in media o leggermente inferiori alla norma (-12%), ma la loro distribuzione è stata estremamente irregolare. Più che di piogge continue o ben distribuite, la stagione è stata caratterizzata da lunghi periodi di secca interrotti da brevi e violenti episodi temporaleschi: più di 30 mm d’acqua in meno di un’ora, con allagamenti lampo e grandinate intense».
Quali effetti ci sono stati sulla disponibilità idrica provinciale?
«Concentrando la pioggia in pochi eventi ad altissima intensità, il terreno arido non è riuscito ad assorbire l’acqua in modo efficace. Di conseguenza, il reticolo idrico e le riserve regionali hanno mantenuto un deficit idrico superiore al 50% per quasi tutto luglio e agosto. I fiumi Brembo e Serio si sono ridotti al minimo storico, a portate da rigagnolo. Le sorgenti montane di approvvigionamento potabile nelle valli bergamasche hanno subito contrazioni tra il 10% e il 40%».
Le vittime del caldo
Trentacinquemila morti in più a causa delle temperature estreme: è questo il bilancio delle ondate di caldo di quest’estate in Europa, secondo quanto riporta il Guardian. I dati sulla mortalità, raccolti dall’Ue fin dal 2008, sono incompleti per il 2026. Le statistiche italiane, che
La mortalità è aumentata del 30% negli ultimi 20 anni
si avvalgono dei dati comunali, devono ancora essere formalizzate, ma i modelli suggeriscono che, solo tra il 22 e il 28 giugno, siano morte 2.700 persone in più rispetto alla media del periodo. Gli epidemiologi hanno affermato che il bilancio totale delle vittime attribuibili al caldo nel Paese si attesterà probabilmente tra le 5.000 e le 8.000. L’Oms ha dichiarato a maggio che la mortalità legata al caldo in Europa è aumentata di oltre il 30% negli ultimi 20 anni ed è destinata a crescere in modo significativo a causa della crisi climatica e dell’invecchiamento della popolazione.
Un’energia violenta
“Colpo di frusta climatico”: è con questo termine che i climatologi indicano l’alternanza estrema di siccità e piogge che sta diventando la nuova normalità. Secondo Manuel Mazzoleni di 3B Meteo, l’espressione è corretta per descrivere anche «l’evoluzione del clima recente su Bergamo e sull’intera fascia pedemontana lombarda, che si manifesta in due fasi: quella di accumulo e quella di rilascio violento». «Nella fase di accumulo, l’alta pressione subtropicale staziona a lungo sulla Pianura Padana. L’aria calda si accumula nei bassi strati, il suolo si asciuga ed evapora molta energia termica. Le temperature superficiali dell’aria e del terreno salgono su valori ben superiori alle medie. In quella di rilascio violento, l’aria fredda in quota impatta su un “serbatoio” termico e idrometrico caldissimo e l’energia accumulata viene rilasciata istantaneamente: si generano supercelle temporalesche capaci di scaricare oltre 50-100 mm d’acqua in un paio d’ore, accompagnate da grandinate di grandi dimensioni e downburst, ovvero raffiche di vento lineari oltre i 100 km/h».
Secondo l’esperto, è chiara la distinzione tra la normale variabilità meteorologica e la tendenza determinata dal cambiamento climatico.
Il riscaldamento globale modifica il punto
di partenza: più calore nell’atmosfera
e maggiore energia per temporali intensi.
«L’estate scorsa non è stata un incidente di percorso dettato dal caso. La variabilità naturale è la componente caotica del meteo, quella che da secoli alterna estati più fresche ad annate più afose. Ciò che la semplice variabilità naturale non può più spiegare sono le dimensioni e la costanza dei fenomeni che osserviamo oggi. L’anticiclone di per sé porta il caldo, ma il riscaldamento globale ne ha alzato la base di partenza. Quella che trent’anni fa sarebbe stata un’ondata di calore da 33 °C oggi spinge il termometro a 37,8 °C, semplicemente perché l’intera atmosfera globale è più calda di oltre un grado. Un’estate con quasi due mesi di notti tropicali a Bergamo era, nel secolo scorso, un evento matematicamente quasi impossibile, con tempi di ritorno stimati in oltre mille anni. Oggi si ripete a intervalli di appena tre o quattro anni». Tutto questo in un quadro in cui le nuove proiezioni sul riscaldamento globale si attestano, secondo la sedicesima edizione dell’Emissions gap report, tra i 2,3 e i 2,5 °C, o, nella migliore delle ipotesi, 1,8 °C sopra i livelli preindustriali.
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