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Cultura e Spettacoli
Martedì 17 Marzo 2009
Ad Assago arrivano gli AC/DC
l'evento rock dell'anno
Se qualcuno ancora si chiedesse le ragioni delle dimensioni planetarie del fenomeno AC/DC - che non accenna ad arretrare dall'alto non solo di concerti che da sempre sono sold out e hanno bisogno di grandi arene ma anche degli oltre 150 milioni di dischi venduti dal 1975 a oggi (50 milioni solo con «Back in Black» del 1980, capolavoro entrato nella storia) - non si sprema troppo le meningi: la risposta sta nella capacità non comune di indovinare stacchi, arrangiamenti e riff per una formula di rock essenziale e travolgente. Con un ritmo che ti entra nella testa e non lo dimentichi più. Gli AC/DC trasmettono emozione sonora pura, i testi passano in secondo piano (e non vanno neanche presi sul serio quando scherzano col diavolo, fa parte del loro baraccone): non è un caso che milioni di musicisti dilettanti nel mondo cerchino di imparare i loro giri di accordi (vedi «Highway to Hell») così come accade solo per «Smoke on The Water» dei Deep Purple. Negli Stati Uniti «You Shook Me all Night Long» la suonano persino ai matrimoni. La loro influenza è impressionante. Una miriade di band sono nate a loro somiglianza. Keith Richards, chitarrista dei Rolling Stones, ha dichiarato che «se non avessi già il mio gruppo chiederei di fare un provino per loro», come riporta Maurizio De Paola in un bellissimo articolo su Jam.
Il pubblico di questi assatanati australiani non conosce steccati: tutti, dal camionista all'intellettuale più schizzinoso, ascoltano gli AC/DC. Un rock popolare che non pretende di salvare il mondo ma si accontenta di eccitarlo un po'. E se parliamo dei loro concerti, dobbiamo parlare di scenografie. Se il copione sarà quello delle date precedenti, ad Assago dovrebbero combinarne di tutti i colori, con lo zampino di Mark Fisher, uno che ha già curato l'impianto scenico dei Pink Floyd. Megaschermi e cambi di ambientazione a seconda delle canzoni. Se aprono con «Rock'n'Roll Train», l'hit dell'ultimo cd, arriva sul palco una locomotiva sferragliante come le loro chitarre. Se chiudono con «For Those About to Rock», entrano in campo i cannoni che bombardano il pubblico (per finta, ovviamente). Se è il momento di «Hell's Bells», spuntano le campane. Altri effetti e fuochi d'artificio accompagnano i classici di repertorio che insieme a qualche brano di «Black Ice» compongono la scaletta.
Uno spettacolo da circo rock condotto da cinque formidabili funamboli: Angus e Malcolm Young alle chitarre, Brian Johnson alla voce, Cliff Williams al basso e Phil Rudd alla batteria.
Al Mediolanum Forum, per entrambe le date (le uniche italiane), i cancelli vengono aperti alle 18,30, alle 20 suona il gruppo spalla The Answer (quartetto irlandese di hard blues che si rifà a Led Zeppelin, Black Crowes e Cream) poi alle 21 tutti al riparo che passa l'uragano AC/DC.
Una mostra a Londra
Se andate a Londra e siete fan della band australiana non perdetevi la mostra «AC/DC: Let There Be Rock», aperta fino al 31 maggio alla Proud Gallery di Camden Town, in Chalk Farm Road (l'ingresso è gratuito). In esposizione scatti storici di Philip Morris, celebre fotografo del rock, dedicati ai primi anni del gruppo, anche per ricordare il primo cantante degli AC/DC, Bon Scott, morto ventinove anni fa e sulla cui vita è stato annunciato un film. Intanto si parla anche di un'autobiografia di Brian Johnson.
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