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Ottant'anni suonati, più della metà dei quali dedicati alla composizione di colonne sonore: poco più di quattrocento, circa una decina l'anno, secondo una media altissima. Morricone nell'arco della sua ormai lunga carriera ha dato filo da torcere persino al prolifico Alan Silvestri, il musicista americano che, secondo Variety, negli anni Novanta è rimasto alla corda, messo in un angolo dal Maestro italiano. Ennio Morricone è un personaggio amato e molto rispettato anche all'estero. Il cinema ha regalato al suo nome una grande popolarità, anche se il volto è senz'altro meno in vista di quello dei tanti attori che si sono mossi sul grande schermo alle note della sua musica.
L'immagine più conosciuta è quella del compositore per il cinema, anche se a fianco c'è quella meno nota del musicista puro che negli anni si è dedicato alla scrittura di partiture sinfoniche e cameristiche. Schivo, come ogni buon artigiano, Morricone non ha preso in mano spesso la bacchetta per dirigere di persona le sue opere, ma qualche volta l'ha fatto soprattutto in tempi recenti. È accaduto quando ha compiuto i settant'anni dirigendo una delle sue recenti composizioni: la colonna sonora della Leggenda del pianista sull'Oceano di Giuseppe Tornatore. Ed è riaccaduto qualche anno fa all'Arena di Verona per un recital che è stato registrato e riproposto su un prezioso dvd. Trasteverino doc, figlio d'arte, Morricone come tanti musicisti di una volta ha coltivato grande dedizione al mestiere e puntuale rispetto alle esigenze della committenza.
La sua carriera mette in fila musiche per film importanti come La battaglia di Algeri e musicarelli un po' sciocchi come In ginocchio da te, colonne sonore per pellicole firmate da giovani esordienti e opere di grande successo internazionale come Mission o C'era una volta in America di Sergio Leone. Tra le centinaia di premi ricevuti, anche il Leone d'Oro e l'Oscar alla carriera. Gli americano l'hanno sempre voluto a Hollywood, ma lui alla fine si è sempre negato, ripetendo la stessa frase: «All'Italia mi legano troppo cose: l'amicizia di tanti registi che amo, i figli e una città unica come Roma». Morricone ha definito la musica per film «un'irruzione arbitraria di suoni dentro tutti gli altri suoni che appartengono alla realtà filmica» e ha sempre sostenuto che in un film la musica «deve entrare ed uscire in punta di piedi». Al centro della scrittura tutte le influenze musicali, le strade intraprese, le sperimentazioni affrontate durante il lunghissimo cammino artistico. Un grande e complesso bagaglio a segno di quella versatilità che il Maestro ha saputo assecondare.
In concerto l'artista in linea di massima esegue alcune delle sue più note musiche da film. Il programma però può variare. Verrà precisato di sicuro nei prossimo giorni. Recentemente il prezioso musicista ha scelto di eseguire dal vivo alcune musiche da film suddividendo il programma in quattro filoni: «La vita e la leggenda», «Modernità nel mito del cinema di Sergio Leone», «Cinema dell'impegno», «Cinema tragico, lirico, epico». Comunque sia, quel che conta è che Ennio Morricone finalmente arrivi in città con quel carico di suggestioni che la sua musica amica ci ha regalato in tutti questi anni.
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