
L'Editoriale / Bergamo Città
Giovedì 28 Settembre 2017
Trasformare la crisi
in modelli di crescita
Piccoli Comuni crescono, ma non se la passano troppo bene. Crescono nel senso di numerosi: nella Bergamasca sono 167 su 242. Rappresentano il 69% del totale e lo stesso dato riguarda la quantità di superficie, ma coprono una popolazione del 30%. Siamo nella media dell’Italia dei mille campanili, mentre stiamo meglio (o meno peggio) perché il dato nazionale dei residenti nei centri sotto i 5 mila abitanti sfiora appena il 17%. Non siamo quindi in presenza di una desertificazione, il quadro è gestibile, comunque si può fare di più e di meglio.
Il problema, in ogni caso, c’è ed è strutturale, ormai un dato fisso, quasi naturale, che perdura nel tempo: lo spopolamento progressivo delle valli, l’impoverimento del territorio. Cartoline ingiallite che raccontano un passato, mentre il futuro è tutto da conquistare. In questo contesto la legge sui piccoli Comuni (di cui il deputato bergamasco Antonio Misiani è stato tra i relatori alla Camera), che viene approvata oggi dal Senato in via definitiva, può contribuire a contenere l’inverno demografico, l’abbandono dei territori più periferici: la legge punta a sostenere lo sviluppo economico, sociale, ambientale e culturale dei piccoli centri per contrastare lo spopolamento e incentivare l’afflusso turistico.
La serie storica degli indicatori nella Bergamasca esprime da tempo una tendenza che è uno standard nazionale: la popolazione si concentra nei grandi centri, o comunque a ridosso, attrattivi quanto a modelli economici, fornitura dei servizi sociali, disponibilità dei trasporti. Lo squilibrio della Bergamasca lo si avverte a colpo d’occhio: una città piccola rispetto al peso strategico che detiene e ad una grande provincia, marcata da tanti Comuni «polvere», con una pianura che ha la possibilità di diventare più dinamica. Il nucleo caldo della crescita interessa soprattutto la fascia pedemontana. La carezza affettuosa del destino sta tradendo le valli, dove il rapporto con i processi di modernizzazione incontra più difficoltà e dove s’è formato il prototipo dell’uomo bergamasco? Un destino ineluttabile, già scritto in chiave melanconica, che farebbe di questi territori una landa in solitudine, parte fissa ormai di un paesaggio destinato al declino? Perdere pezzi di umanità in carne e ossa significa smarrire le sentinelle dell’ambiente, il sapere, le conoscenze. In definitiva, la memoria storica, la tradizione di comunità cresciute nella saggezza di costumi non chiassosi.
A dispetto di numeri che appaiono impietosi, il piccolo Comune mantiene la sua utilità di prima istanza e quindi la sua salvezza chiede di reinventare un nuovo modello di sviluppo per fermare l’esodo. Agricoltura e turismo continuano ad essere carte da giocare. Occorre, però fare squadra e qui le potenzialità non sono ancora pari alla realtà, dove rimane un malinteso senso identitario che diventa chiusura e marginalità. Nei limiti delle condizioni date, le strade da percorrere non sono tante. La principale è quella di mettersi insieme, per ottenere un livello di servizi adeguato alle nuove domande e che non può essere garantito in assenza di una strategia collettiva. Questo è il punto di partenza per cercare di trasformare una crisi in una nuova opportunità: è difficile, ma ci si può provare. Tanto più che le casse dei piccoli Comuni sono quelle che sono e il quadro normativo è in chiaroscuro. La Provincia ha la funzione di supporto ai Comuni perché possano svolgere al meglio le loro funzioni, ma, dopo la bocciatura del referendum costituzionale del 4 dicembre, è in un limbo giuridico. Dalle certezze di ieri alle incertezze di oggi. Una ragione in più per reagire ad un quadro normativo non chiarissimo, ripartendo dal basso, dal municipalismo virtuoso che è nelle corde della tradizione bergamasca. Piccolo, si sa, non è più bello, ma si può gettare il cuore oltre l’ostacolo. Se non ora, quando?
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silvana messori
7 anni, 6 mesi
sì, si deve partire dal "basso". e una delle considerazioni di base, dovrebbe essere la localizzazione del Comune e relativa intensità residenziale stanziale; abbiamo piccoli Comuni che andrebbero tenuti in considerazione accorpandoli con altri, perché gran parte della popolazione di soli 20 anni fa, si è trasferita oppure per mancanza di nascite autoctone,... altri invece vengono frequentate da turisti e che per la maggior parte dei casi mantengono l'abitazione solo per vacanza,...altri ancora per la lontananza da ogni altro collegamento ma mantengono i propri cittadini residenti e per ragione di attività attive sul territorio, avrebbero diritto a mantenere un valido servizio! quindi fare di tutta l'erba un fascio, nella suddivisione e nella manutenzione di ogni strada, di ogni bene pubblico... non si può fare! ..vorrei far presente che i servizi basati su collegamenti internet, sarebbero da considerarsi in primo luogo, per poter interagire e comunicare fra di loro e rendere gli accorpamenti più efficaci nei casi di cui sopra, e.. nel frattempo, dare al Comune con residenti stanziali ma anche in località lontane da altri centri abitati, la possibilità di sopravvivenza per il ruolo che svolge. Forse l'invecchiamento della popolazione, e la trasmigrazione dalle valli alle città, non ha giovato al mantenimento di altrettanti e piccolissime realtà amministrative. quindi: rivedere sì ma con occhio alle valide prospettive di crescita e per quale ragione.
Mario Trovenzi
7 anni, 6 mesi
Poca brigata vita beata
LUIGI ZUCCHELLI
7 anni, 6 mesi
La strada da parcorrere e' una sola : dotare le valli di strade degne di tale nome !!!!!!!!!!!!!!
Rosanna Vavassori
7 anni, 6 mesi
fino a quando non si realizzerà il federalismo (ma l'articolista è contrario) con il conseguente principio di sussidiarietà non solo soffriranno i piccoli comuni, ma anche quelli grandi. Tranne quelli del Sud, ovvio: a ripianare i loro debiti arriverà sempre la "solidarietà nazionale".
Andrea Manzoni
7 anni, 6 mesi
Condivido il Suo commento, ma dovrebbe per cortesia spiegarci perché e in che modo il principio di sussidiarietà dovrebbe essere conseguenza della realizzazione del federalismo, quando in realtà sarebbe l'opposto. Infatti, la Costituzione prevede già all'art. 118 che "Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza. I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze. La legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell'articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali. Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.". Quindi, la sussidiarietà non opera solo a livello statale, ma da ogni Amministrazione pubblica in senso verticale e orizzontale, verso la valorizzazione del livello amministrativo più efficiente e prossimo ai cittadini ed alle comunità locali.
FRANCESCO DUINA
7 anni, 6 mesi
Male che si vuole non duole!