Cassa integrazione alle stelle
Ma non soffre solo il Tessile

Nel tessile ci sono circa venti aziende in cassa integrazione per cessata attività: si tratta di 3 mila lavoratori bergamaschi senza lavoro a cui si sommano altri 2.500-2.700 lavoratori che rischiano di entrare in cassa integrazione. Questi dati del comparto tessile sono stati presentati nella giornata di venerdì 27 marzo da Cgil Bergamo: «Praticamente - ha dichiarato Fulvio Bolis di Filtea-Filcem - non c'è un'azienda tessile bergamasca che non abbia fatto, negli ultimi tempi, cassa integrazione o non abbia ridotto il personale».
Allo scorso 31 dicembre erano 212 le aziende tessili artigiane che hanno fatto ricorso alla cassa in deroga: «I lavoratori colpiti - spiega Bolis - erano più di 1.500 e solo in pochi casi si è riusciti a utilizzare lo strumento del contratto di solidarietà: in molte situazioni l'azienda non vuole ricorrere agli ammortizzatori sociali ma preferisce licenziare».

In totale si parla di quasi 31 mila lavoratori in difficoltà, sempre secondo le stime della Cgil orobica, di cui 30.166 coinvolti da provvedimenti di cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga e circa 700 in mobilità.

Attualmente, per il settore tessile, si parla di 4 mila persone in cassa straordinaria e 3.500 in ordinaria, oltre a 650 dipendenti in cassa in deroga e 250 in mobilità. Non va bene neppure per i metalmeccanici, con  1.311 lavoratori in cassa straordinaria e 15.204 in ordinaria, con 823 lavoratori in cassa in deriga e 186 in mobilità. «La chimica non è così in crisi come il settore tessile - continua Bolis -, ma le difficoltà ci sono: se si ferma il tessile, il settore chimico ne risente subito perchè cala la domanda di fibre, coloranti e pelli conciate. Il settore risente anche del calo della produzione di elettrodomestici e automobili».

Difficoltà anche per il comparto dell'edilizia, con il settore del legno che più ne soffre: in poche settimane le casse edili hanno avuto cali del 7 per cento degli iscritti. Secondo Fillea Cgil attualmente ci sono 1.500 lavoratori in cassa ordinaria e 81 in mobilità.

La crisi si percepisce anche nel mondo dell'industria alimentare: hanno avuto un certo rilancio i prodotti poco costosi e la produzione di aromi utilizzati per ricreare le caratteristiche di prodotti naturali. «Per il momento non ci sono state ricadute occupazionali nella grande distribuzione, anche se è evidente una forte flessione nelle vendite - spiega Roberto Rossi di Filcams -: in media tra il 10 e il 20 per cento, con punte di oltre il 30 per cento nei banchi di macelleria».

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