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Bene il primo trimestre, in discesa da luglio
Il bilancio del 2008 si salva per il fieno messo in cascina nei primi tre mesi dell'anno. Fra gennaio e marzo le esportazioni avevano superato la soglia dei 3 miliardi, mettendo a segno un +7,2%. Da aprile è cominciato il rallentamento. Il secondo trimestre ha sostanzialmente tenuto, con un leggero ritocco verso il basso dello 0,39%. Da luglio in poi è stata una discesa continua con un doppio risultato negativo: -3,7% nel terzo trimestre e -5,3% nel quarto. L'accelerazione corrisponde all'acuirsi della congiuntura. A settembre è esplosa la crisi finanziaria e i mercati che già non brillavano si sono fermati.
Sotto la media regionale e nazionale
Un'economia come quella della provincia orobica, che vive di mercati internazionali ed è fra i motori dell'export italiano, non poteva non risentirne. Tanto che il calo si contrappone a una crescita dell'1,6% a livello lombardo a 104 miliardi e a un +0,3% a livello nazionale a 366 miliardi. Anche in Bergamasca comunque qualche segno positivo si rintraccia. La metallurgia ha chiuso l'anno a +6,5% a 2,2 miliardi di euro e la meccanica a +6% oltre i 3,4 miliardi. Bisogna fare i conti però con l'andamento registrato di mese in mese. La meccanica, ad esempio, nel primo semestre era a +11%, sceso all'8,1% già a fine settembre e ora limato ancora di due punti. I prodotti in metallo, invece, erano riusciti a crescere del 7,1% nei primi nove mesi dell'anno e ora sono arretrati.
Incrementi in Asia, ma non basta
Si tratta comunque di segnali di tenuta. Variazioni in territorio positivo si trovano anche nella distribuzione dell'export per aree geografiche. Ci sono incrementi a doppia cifra sull'Asia orientale e centrale, fra il 13 e il 14%, ma il valore delle vendite in questi nuovi mercati, rispettivamente a 916 e a 231 milioni, non è sufficiente a colmare il calo sui mercati storici di riferimento, a partire dai Paesi dell'Unione europea. Qui la contrazione è del 3,4% e porta l'export sotto il tetto degli 8 miliardi (7,95 miliardi). A pesare è soprattutto la Germania, che vale poco più di un quarto delle vendite nell'area Ue a 27 e il 16% del totale dell'export bergamasco. Basti pensare che dei 172,2 milioni di esportazioni perse dall'economia orobica in tutto il 2008, 71 milioni e mezzo, pari al 41,5%, sono venuti meno sul mercato tedesco, dove l'export bergamasco è sceso così sotto i 2,1 miliardi di euro con una contrazione del 3,3%. Arretrano del 3,2% anche le vendite nei Paesi europei extra-Ue, che assorbono un'altra fetta significativa dell'export orobico, mantenendosi a quasi 1,2 miliardi. Fra le altre aree, il Medio Oriente cala del 3,4% a circa 705 milioni, mentre l'America settentrionale tiene con un +0,4% a 736 milioni, nonostante il rafforzamento dell'euro sul dollaro che ha caratterizzato buona parte dell'anno.
Il tessile cala del 12%, arretra la chimica
Un ultimo dato sui settori. Fra i comparti del manifatturiero bergamasco che fatturano all'estero più di un miliardo di euro, il calo maggiore si registra ancora per il tessile-abbigliamento, che arretra del 12% a 1,05 miliardi. Export in contrazione anche per il comparto della chimica e delle fibre sintetiche, che scende del 9,1% sopra il miliardo e mezzo. Nell'elettromeccanica la riduzione è del 5% a 1,1 miliardi mentre per il settore dei mezzi di trasporto è del 5,4% a quasi 1,1 miliardi.
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