Tra le vere e proprie novità introdotte dal nuovo Codice della Strada approvato nel 2024 c’è una modifica terminologica, che vuole cambiare il nostro modo di pensare al significato della parola motociclista. Ebbene, questa modifica è l’introduzione del termine «vulnerabile» per definire i conducenti di moto, entrati a far parte degli utenti deboli del mondo della strada. L’articolo 3 del Codice della Strada, al comma 53/bis, aggiunge i conducenti di ciclomotori e di motocicli all’elenco degli utenti vulnerabili, insieme ai pedoni, alle persone con disabilità, ai ciclisti e a tutti coloro i quali meritino una tutela particolare dai pericoli derivanti dalla circolazione sulle strade.
Anche i motociclisti utenti vulnerabili
Il nuovo Codice li affianca a pedoni, ciclisti, persone con disabilità. Nella Bergamasca su moto e scooter il 47% delle vittime di incidenti
Il plauso dei motociclisti
Le associazioni di motociclisti hanno giudicato questa modifica un successo importantissimo, perché finalmente è stata riconosciuta la fragilità di un mezzo di trasporto per sua natura instabile e privo di protezione esterna. È evidente a tutti che una collisione che può provocare solo danni modesti a un autoveicolo può diventare letale per un mezzo motorizzato a due ruote. Si tratta di un importante cambiamento culturale, perché i motocicli sono ancora considerati da molti veicoli scelti da chi, a proprio rischio e pericolo, ama la velocità, perché consentono di compiere sorpassi e superamenti di code in situazioni di traffico ben note a tutti. Il nuovo Codice della Strada, inoltre, ha introdotto la possibilità di accesso alle autostrade anche ai motoveicoli sotto i 150 cc e fino ai 125 cc di cilindrata: l’ulteriore novità può suscitare apprensione e dev’essere valutata attentamente.
L’allarme per la mortalità
In Italia l’intasamento di molte strade urbane e periferiche nei percorsi casa-lavoro rende il motociclo un veicolo scelto per velocizzare gli spostamenti quotidiani. Nel mondo, intanto, cresce l’allarme per l’elevatissima mortalità legata a questo tipo di veicolo, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. In Europa e nel Nord America la mortalità in motocicletta raggiunge circa il 40% del totale delle vittime stradali. In provincia di Bergamo, nel 2024, le vittime in moto o in scooter sono state quasi la metà del totale: il 47%. In Paesi asiatici come la Thailandia e la Cambogia si raggiunge addirittura il 74%. Con la definizione dei motociclisti come utenti vulnerabili il nuovo Codice della Strada sollecita, dunque, un approccio diverso nei confronto di utenti della strada che scelgono i motocicli non tanto per la velocità quanto per andare al lavoro o, come nel caso di molti giovani, per andare a scuola. Per le caratteristiche di minore costo d’acquisto, di manutenzione e di consumi e per la facilità di guida, i motocicli sono mezzi privilegiati dai giovani, che li utilizzano come primo, e per diversi anni unico, veicolo per la loro mobilità.

Si deve ricordare quanto il mezzo motorizzato a due ruote sia vulnerabile, inoltre, rispetto alle buche e alle irregolarità stradali: i primi soggetti che dovrebbero tenere conto della modifica del Codice della Strada sono certamente gli Enti proprietari e manutentori delle strade. La polizia stradale auspica, giustamente, un approfondimento normativo, come è avvenuto per i pedoni, normati da due articoli del Codice della Strada, il 190 e il 191, uno riguardante il comportamento dei pedoni e l’altro, viceversa, il comportamento dei conducenti nei confronti dei pedoni.
È probabile che la norma che aggiunge i motociclisti all’elenco degli utenti vulnerabili possa incrementare l’invenzione e l’implementazione di sistemi di sicurezza, come, per esempio, una sorta di airbag montato sulla persona anziché sul veicolo. Rimane, infine, da sollecitare una sempre più attenta e completa educazione stradale, a partire dalle scuole di ogni ordine e grado.
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