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Rea Dalmine: dal termovalorizzatore per la città dati migliori del previsto

I numeri:37 megawatt termici, più dei 30 annunciati. Corrisponde a spegnere oltre 13mila caldaie anziché 11mila, tagliando 3mila tonnellate di CO2 in più delle 15mila calcolate

I primi risultati del progetto Rea Dalmine – A2A Calore e Servizi sono migliori di quanto previsto nella fase progettuale. Dall’avvio due mesi fa della nuova sezione cogenerativa al termovalorizzatore di Dalmine per la produzione di calore a servizio della rete del teleriscaldamento di Bergamo, i benefici riscontrati, infatti, sono superiori del 20 per cento.

«Siamo entrati a pieno regime di produzione», commenta il direttore tecnico dell’impianto Elieto Porcedda. «I primi dati ci fanno ben sperare. Grazie ai nostri livelli di recupero energetico e alla capacità di ritiro del gestore, oggi riusciamo a cedere 37 megawatt di calore rispetto ai 30 previsti da contratto. Se questo trend verrà confermato per le 3mila ore previste dall’accordo, riusciremo a ottenere vantaggi superiori del 20 per cento sull’intero piano: arriveremo a toccare, infatti, i 110mila MWh termici recuperati, equivalenti allo spegnimento di oltre 13mila caldaie nella città di Bergamo, rispetto alle 11mila inizialmente annunciate, ed evitando l’emissione di ulteriori 3mila tonnellate di CO2 in atmosfera rispetto alle 15mila previste».

Oltre alla realizzazione della sezione cogenerativa effettuata da Rea Dalmine, che ha permesso all’impianto modello del Gruppo Greenthesis di non produrre solo energia elettrica ma anche calore da cedere alla rete di teleriscaldamento del capoluogo, il progetto, iniziato con l’accordo sottoscritto nel 2019 e terminato il settembre scorso, ha previsto altri due livelli di intervento in carico al gestore della rete: la posa di una dorsale di oltre 5,6 chilometri per portare il calore da Dalmine a Bergamo e la realizzazione di un nuovo accumulo termico, che ha permesso il potenziamento della stazione di pompaggio dell’impianto A2A di via Goltara in città. Si tratta di un investimento complessivo di circa 30 milioni di euro, di cui oltre 20 milioni utilizzati per la realizzazione del collegamento e delle opere alla centrale di via Goltara, di competenza di A2A, e di circa 10 milioni per la nuova sezione cogenerativa di Rea Dalmine.

«In un momento storico in cui stiamo nuovamente assistendo a un rialzo significativo dei costi dell’energia dovuto alle tensioni geopolitiche in atto – prosegue il direttore tecnico dell’impianto – questo progetto, che evita l’utilizzo di altra preziosa energia primaria, si pone come un esempio virtuoso. Più calore riusciamo a recuperare noi, maggiori saranno i benefici riscontrati nel territorio e nella città di Bergamo, tra le nove città italiane e le cento europee ad aver aderito al Climate City Contract per il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2030». Oggi il sistema di teleriscaldamento di Bergamo si sviluppa per oltre 87 chilometri; sono già in corso, da parte di A2A, i lavori di ampliamento della rete per ulteriori 22 chilometri. Alle 20mila tonnellate di CO2 recuperate con la rete attuale, si eviterà, con il progetto Rea Dalmine – A2A, l’emissione in atmosfera di ulteriori 15mila tonnellate all’anno di anidride carbonica.

«Il recente studio A2A-Ambrosetti – precisa Elieto Porcedda – stima che, nel 2050, i residenti nei capoluoghi italiani supereranno l’80 per cento della popolazione nazionale. Secondo i dati Ispra, il riscaldamento degli edifici pesa sulle emissioni di anidride carbonica per quasi il 18%. In questo quadro, il teleriscaldamento di nuova generazione si configura come una scelta di sostenibilità ambientale, che permette lo spegnimento di caldaie a gas e l’utilizzo di calore ad alta efficienza». «Inoltre – continua il direttore tecnico – il passaggio all’assetto cogenerativo ad alto rendimento, il CAR, permetterà un risparmio complessivo in termini di energia primaria di oltre 26mila tonnellate di petrolio equivalenti. In più, oltre il 50 per cento dell’anidride carbonica emessa del processo di termovalorizzazione dei rifiuti è di origine biogenica e, pertanto, a bilancio nullo in termini di impatto sugli effetti climatici. Si tratta, pertanto, di un intervento in coerenza con gli obiettivi di economia circolare: garantisce un’ulteriore valorizzazione di rifiuti diversamente non recuperabili».

Con le imprese vicine

Entro luglio 2026 la Commissione europea valuterà la possibilità di includere il settore dell’incenerimento dei rifiuti nel mercato dell’Ets (Emissions Trading System), uno dei principali strumenti adottati dall’Unione europea per raggiungere gli obiettivi di riduzione della CO2 nei principali settori industriali e nel comparto dell’aviazione. L’Ets, in tutta Europa, interessa oltre 11mila impianti industriali e circa 600 operatori aerei. In Italia sono disciplinati più di 1.200 soggetti, che coprono circa il 40% delle emissioni di gas serra nazionali. Nei prossimi anni questi numeri potrebbero variare: gli inceneritori di rifiuti potrebbero essere chiamati a pagare le quote per il quantitativo di CO2 di origine fossile emessa. «Portato a termine il grande progetto del teleriscaldamento – sottolinea il presidente di Rea Dalmine, Marco Sperandio – ora ci dovremo concentrare su altre grandi sfide. La prima riguarda il mercato Ets: effettueremo degli studi di fattibilità sulla cattura della CO2 non biogenica, prodotta dalla combustione dei rifiuti non biodegradabili o dall’uso di combustibili fossili, e di quella biogenica, che non è soggetta ai meccanismi dell’Ets ma probabilmente aprirà un nuovo mercato, come sta avvenendo nel Nord Europa».

«Non faremo cadere nemmeno le valutazioni su una possibile produzione di idrogeno derivante dalla quota di energia elettrica rinnovabile già prodotta – conclude Sperandio –. Vorremmo continuare le interlocuzioni con le imprese industriali del territorio circostante al nostro impianto per creare una sorta di “polo dell’idrogeno” che possa portare benefici concreti alle nostre realtà».

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