Associazione Rosa: anziani al servizio di altri anziani

ALZANO. Dal 2005 un gruppo di pensionati aiuta con diversi interventi gli ospiti della Rsa della Fondazione Zanchi. «Partiti in 20, ora siamo 50».

Anziani al servizio di altri anziani. Sono i volontari dell’Associazione Rosa che dal 2005 opera all’interno della Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) di Alzano gestita dalla Fondazione Martino Zanchi.

Ad accogliere e accompagnare gli ospiti nel loro percorso e nella quotidianità della struttura oltre al personale sanitario c’è anche questo gruppo di volontari che garantisce un miglior funzionamento dell’ambiente, ma anche di realizzare attività che non sarebbero indispensabili e che regalano un maggior benessere agli ospiti. «Quando è nata l’associazione contava 20 volontari, che avevano iniziato a dare una mano in struttura e si sono costituiti in associazione per poter operare nel modo più corretto – racconta Maria Giulia Madaschi, direttrice della Fondazione Martino Zanchi -. Oggi di quei 20 volontari ne restano solo 5, gli altri sono deceduti o sono diventati troppo vecchi per continuare ad operare, ma se ne sono aggiunti tanti altri. Alcuni sono anche diventati ospiti della RSA e sono stati assistiti da altri volontari, come in precedenza avevano fatto loro».

I volontari dell’Associazione Rosa oggi sono 50, un po’ meno di quanti fossero prima della pandemia quando avevano raggiunto il picco di 80. Ma i fatti del 2020 hanno portato alla perdita di numerosi volontari anche qui: qualcuno è scomparso, qualcun altro ha avuto aggravamenti di salute o deve occuparsi di familiari malati. «L’età media dei volontari è tra i 65 e i 70 anni. La maggior parte sono pensionati e alcuni sono volontari storici che hanno più di 70 anni. Nel gruppo ci sono anche 15 operatori che finito il proprio orario di servizio scelgono di dedicare altro tempo ai nonni, in attività diverse dalle loro mansioni lavorative, come per esempio in momenti di animazione».

Alcuni di questi operatori scelgono di rimanere anche quando raggiungono la pensione. È stato così per Giacomina Cocchetti: «Ho lavorato in RSA per 29 anni. Quando 5 anni fa sono andata in pensione ho scelto di aiutare la struttura come volontaria. Il mio compito è quello del recupero dei farmaci ancora integri e ben conservati perché possano essere rimessi in circolo grazie al Banco Farmaceutico. È un’attività che senza volontari non sarebbe possibile, ma che è importante per evitare lo spreco ed aiutare il territorio. Per questo ho scelto di rimanere qui».

I compiti dell’Associazione e dei suoi volontari sono numerosi: accompagnamento degli ospiti per le visite, assistenza per uscite e gite sul territorio, supporto nelle attività ludiche e di animazione (dalla tombola ai giochi cognitivi), organizzazione di momenti conviviali come le merende, supporto al servizio religioso nella gestione della cappella e nell’accompagnamento degli ospiti alle funzioni, attività di sartoria personalizzata, manutenzione, compagnia, gestione di laboratori (musicali, ortoterapia, giardinaggio, aromaterapia), recupero dei farmaci scaduti per il banco farmaceutico.

Esperienze di volontariato molto diverse, che consentono a tutti i volontari di seguire le proprie inclinazioni. Come è stato per Antonio Tombini, che oggi ha 75 anni e che da vent’anni è volontario dell’Associazione Rosa e si occupa di manutenzione: «Ho iniziato a fare il volontario nel 2003 quando ormai ero in pensione: mia moglie lavorava all’interno della casa di riposo e così ho iniziato ad andare a dare una mano. Alla fine sono rimasto e vado tutti i giorni in RSA per fare quello di cui c’è bisogno: riparo le carrozzine, faccio un po’ di manutenzione, sistemo quello che si rompe. Mi piace la relazione che si crea con gli ospiti, la mattina quando faccio il giro se non mi fermo a salutare sono loro che mi chiamano».

«Oltre a tutte queste attività ordinarie, l’associazione organizza in alcuni periodi momenti di festa e apertura al territorio – conclude Madaschi -. Fiore all’occhiello è la settimana dei ‘Nonni senza frontiere’ che permette agli ospiti di incontrare i bambini delle scuole e il resto del territorio, eliminando le barriere tra dentro e fuori. Un’occasione per far conoscere l’associazione, coinvolgere il territorio e costruire collaborazioni».

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