Il mito di Cassandra, voce alternativa
al potere maschile

UNIVERSITÀ . Mercoledì 8 maggio, in Sant’Agostino, conferenza e spettacolo dedicati alla sacerdotessa troiana. Al centro, una lettura recitata dell’attrice Ida Marinelli.

Il tema è potente e quanto mai attuale: «Cassandra: una voce tra profezia e resistenza». Intorno alla celebre figura della veggente inascoltata l’Università di Bergamo ha organizzato un incontro aperto a tutti, in programma mercoledì 8 maggio dalle 16 alle 18 nell’Aula Castoldi nel Chiostro di Sant’Agostino, in Città Alta.

Dopo il successo dello scorso anno dell’incontro su Fedra, il Dipartimento di Lettere, Filosofia, Comunicazione ha scelto un’altra figura femminile del mito per rilanciarla nel nostro presente. Come nel 2023, torna, a dare sostanza artistica al lavoro accademico, la grande attrice e cofondatrice del Teatro dell’Elfo di Milano, Ida Marinelli, che riproporrà i passaggi decisivi di «Cassandra», la pièce teatrale portata in scena nel 2012 per la regia Francesco Frongia.

Intorno alla lettura recitata di Marinelli, pensata come il fulcro dell’incontro, si svolgeranno tre interventi accademici. Dall’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli è stata invitata la grecista Sotera Fornaro, grande esperta in particolare del mito e del teatro antico. Le due professoresse dell’Università degli Studi di Bergamo che hanno organizzato l’incontro, Cecilia Nobili e Amelia Valtolina, si occuperanno rispettivamente della figura storica di Cassandra in Eschilo e in Euripide e della nuova «Kassandra» proposta da Christa Wolf nel 1983. È proprio dalla lettura e dalla rielaborazione del romanzo dell’autrice tedesca che Marinelli e Frongia idearono più di un decennio fa l’opera teatrale dalla quale l’attrice ripropone ora una riduzione scenica.

Il mito

Il mito, si sa, è tale anche perché si aggiorna continuamente, le nuove versioni parlano sempre di noi e a noi. Lo stesso vale per il destino della sacerdotessa troiana, la bella Cassandra detta anche Alessandra, figlia di Priamo e di Ecuba, che ricevette il dono della conoscenza profetica da Apollo. Non volendo però ricambiare l’amore del dio, così narra la versione più diffusa del mito, Cassandra fu punita da Apollo che le sputò in bocca e le tolse il dono della persuasione, trasformando così il dono in una condanna. Cassandra vede tutto, prevede il futuro dei Troiani, il pericolo rappresentato da Paride, dal cavallo di Troia, ma non viene creduta. Rapita da Agamennone dal quale avrà due figli, la profetessa di Troia sarà uccisa a Micene per mano di Clitemnestra.

«È una figura femminile pugnace e pronta a conquistare la parola come istanza civile, consapevole di essere un’alternativa alla narrazione maschile del potere».

Queste le linee essenziali narrate dal mito, ma quale sia l’aspetto centrale di Cassandra oggi ce lo spiega la germanista Amelia Valtolina: «È una figura femminile pugnace e pronta a conquistare la parola come istanza civile, consapevole di essere un’alternativa alla narrazione maschile del potere».

Allo stesso modo l’indagine condotta da Cecilia Nobili sull’universo femminile nei poemi omerici, in particolare in «Voci di donne nell’epica» (Carocci, 2023), sottolinea la forza contronarrativa delle donne in un mondo eroico dominato dal maschile. Anche se estromesse dalla società, relegate di fatto ad assecondare il mainstream maschile della narrazione e a esprimersi solo nei lamenti funebri, nelle preghiere agli dèi o in canti nuziali, le figure femminili riescono comunque a far sentire la propria voce e a salvare il senso della polis, di un pensiero e di un sentimento comunitario.

La voce di Cassandra è altamente disturbante, continua Valtolina. «In Christa Wolf la voce dissonante della sacerdotessa esprime tutto il dramma civile della stessa autrice che nel 1983, quando ancora non era fallito il progetto socialista della Repubblica Democratica Tedesca, fa coraggiosamente il contropelo all’ideologia socialista con la speranza di poterla ancora salvare».

«Oggi più che mai avremmo bisogno di Cassandra»

Dissidente e resistente, la voce di Cassandra vuole interferire contro la voce maschile, mettere a nudo la rigidità dell’ideologia per tentare di salvare il sogno socialista. Anni dopo, nel 1996, in una situazione storica completamente mutata, con «Medea. Voci», Wolf reinterpreta il racconto mitologico di un’altra donna simbolo del mondo greco, dandole una nuova drammatica voce. «Oggi più che mai avremmo bisogno di Cassandra – conclude Valtolina –, che è anche il simbolo della voce dell’intellettuale. È una veggente, ma per tutti è solo una che straparla. L’intellettuale oggi è nella stessa condizione, una vox clamantis in deserto. Avremmo bisogno di tante Cassandra, di una parola letteraria che desti le coscienze, di una parola civile che faccia appello al nostro qui e ora. Questo è il compito della mitopoiesi, non certo togliere un po’ di polvere dai racconti della tradizione, ma dare vita a una parola letteraria che dischiuda la prospettiva “altra” di una conoscenza profonda e vitale, quella alla quale siamo diventati sordi. Il mito serve a questo, a sturarci le orecchie».

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