La volata della bici. E Bergamo corre in prima linea

SETTORE DELLE DUE RUOTE. Dai grandi numeri della Bianchi alle piccole aziende che fanno produzioni medio alte. La filiera in Italia: 3.233 aziende, il 61,5% sono artigiane.

La ricerca di una mobilità rispettosa dell’ambiente, i rincari alle pompe di benzina, la volontà di praticare quotidianamente attività fisica e sportiva, la scelta di esplorare il territorio mediante nuove forme di turismo. Deriva da questi elementi la crescita della domanda di biciclette, uno dei prodotti di nicchia del made in Italy come confermano i numeri del secondo «Rapporto Meccanica» di Confartigianato diffusa in occasione del Giro d’Italia.

L’export traina il mercato

Primo dato: l’Italia è il primo paese esportatore di biciclette muscolari (quasi un milione e 700 mila pezzi) e il secondo, dietro l’Olanda, contando anche le biciclette elettriche (complessivamente un milione e 860 mila pezzi: vuol dire che ogni due minuti l’Italia esporta 7 biciclette). Il valore dell’export si è attestato lo scorso anno a 1 miliardo e 149 milioni di euro, di cui 606 milioni per la componentistica e 543 per biciclette complete così suddivisi: 351 milioni per le biciclette muscolari, 192 milioni per le biciclette elettriche.

Alla fine del 2022 la filiera della bicicletta (formata da produzione, riparazione e noleggio) contava 3.233 imprese, di cui 1.989 (il 61,5%) artigiane per le quali lavorano quasi 4 mila addetti. «Nella ripresa post pandemia – spiega una nota di Confartigianato - la produzione della bicicletta si mostra molto vivace superando i problemi che sta affrontando il sistema manifatturiero, in particolare l’aumento dei costi di materie prime ed energia, l’allungamento dei tempi di consegna e la crescente mancanza di manodopera». Nel 2022 la crescita annuale della produzione del settore è stata pari al 10,1% e rispetto al 2019 registra un +34,7%.

Sul fronte del mercato interno i numeri sono meno positivi. Secondo Ancma – Confindustria (Associazione ciclo motociclo accessori) nel 2022 in Italia sono state vendute 1 milione 772 mila biciclette: 337 mila eBike (+14% rispetto al 2021 +72% dal 2019) e 1.435.000 bici muscolari (-15%). Il dato complessivo è in flessione del 10% rispetto al 2021, un calo che Ancma classifica come «fisiologico» dopo due anni di boom e imputabile alla fine dei contributi straordinari messi a disposizione dal governo a chi comprava una bicicletta. «Rappresenta l’altra faccia della medaglia degli incentivi – sottolinea Ancma - quella che non porta effetti e benefici strutturali». Secondo l’associazione, a rallentare le vendite è stata anche l’impennata inflattiva. Tuttavia il rincaro dei prezzi ha spinto verso l’alto il valore degli acquisti: la ricerca di Confartigianato rivela che il fatturato generato dai negozi specializzati (dove si conclude oltre il 68% degli acquisti), dalla grande distribuzione e dalle vendite online, ha raggiunto i 3,2 miliardi di euro, pari a un + 18% sul 2021 (+52% rispetto al 2019).

Apprezzate all’estero

Più luci che ombre dunque per un comparto che in provincia di Bergamo conta su diverse aziende rivolte alla fascia di mercato medio alta. La più grande e famosa, la Bianchi che ha messo in campo un investimento da 30 milioni per aumentare la produzione fino a mille biciclette al giorno. Non mancano i piccoli produttori che si ritagliano i loro spazi nel mercato degli sportivi, soprattutto.

La Nevi di Chiuduno, specializzata nella lavorazione del titanio, è guidata dall’ex ciclista professionista Sergio Finazzi e dalla moglie Consuelo Monguzzi che spiega: «Insieme ai nostri tre dipendenti produciamo un centinaio di telai all’anno, che realizziamo su misura: riceviamo richieste da Corea, Germania e Svizzera. Lavoriamo anche per l’automotive e per la nautica, ma in questi primi cinque mesi dell’anno le maggiori richieste dal fronte delle biciclette. In particolare, registriamo una domanda in forte crescita per le gravel, le biciclette che vanno bene sia sull’asfalto che in fuoristrada. Abbiamo invece fermato il progetto di sviluppo della nostra e-bike: la produciamo solo su richiesta».

A preoccupare gli operatori del settore è la velocità con cui cambiano riferimenti, paradigmi e orizzonti. Stefano Bonati, product manager della Ciocc di Curno, impresa artigiana (quattro lavoratori in tutto) capace di produrre ogni anno circa 800 biciclette, destinate in gran parte (il 90%) all’estero, racconta: «Dopo il Covid c’era stata un’autentica esplosione di richieste, in Italia e all’estero, i nostri principali mercati sono Francia, Svizzera, Germania, Olanda. Le imprese come la nostra ne hanno beneficiato rubando quote di mercato alle grandi aziende che soffrivano per le difficoltà di approvvigionamento. Dalla fine del 2022, la situazione si è ribaltata: oggi le grandi aziende, che hanno scorte in abbondanza di materiali per produrre le loro bici e hanno riempito i negozi con programmi di distribuzione di lungo periodo, sono tornate a fare la voce grossa, ma proprio nei mesi in cui la domanda è in contrazione».

«Credo quindi - prosegue - che i prezzi attuali non saranno sostenibili a lungo: una top di gamma dei grandi marchi internazionali arriva a costare 15 mila euro. Noi siamo rimasti in quattro, come prima del Covid, e riusciamo a mantenere i nostri programmi: diamo spazio alle bici elettriche, in collaborazione la Polini di Alzano Lombardo che produce il motore, e da alcuni mesi possiamo contare infine su una nuova rete commerciale per l’Italia: siamo partiti con una decina di agenti per proporre le nostre bici ai negozi italiani, puntiamo a incrementare la nostra quota di mercato nazionale».

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