Autogol nella Reggia

È come se avessero preso un pallone, l’avessero piazzato con cura sul dischetto del rigore e avessero tirato una cannonata a porta vuota. La loro porta vuota. Questo hanno più o meno fatto i sindacalisti confederali (Cgil, Cisl, Uil, Ugl, c’erano tutti) che hanno firmato la lettera contro il direttore della Reggia di Caserta, lasciando credere che stavano imputandogli di lavorare troppo.

Una denuncia sgangherata, illogica, che Renzi ha cavalcato nel senso del «dagli ai fannulloni» e la stessa Camusso ha definito giustamente «un errore». «A cinque mesi dal suo insediamento - questa la missiva scellerata - spiace rilevare che il direttore permane nella struttura fino a tarda ora senza che nessuno abbia comunicato e predisposto il servizio per tale permanenza. Tale comportamento mette a rischio l’intera struttura museale». I sindacati adesso spiegano che lo scopo era sollecitare una diversa organizzazione della sicurezza fuori dall’orario di lavoro per salvaguardare il museo. Ma non è questo che arriva ai cittadini. Nel 2016 le lettere non si scrivono così. La comunicazione non sarà tutto, ma è sempre più strategica nelle guerre, figuriamoci nelle vertenze.

Uno squassante autogol. L’opinione pubblica è schierata con il nuovo direttore, Mauro Felicori da Bologna, che si ferma in ufficio fino alle nove di sera, fa arrivare la moglie per sbrigare qualche pratica anche nel weekend, impone ai 150 custodi di lavorare con la divisa e il cartellino di riconoscimento (clamoroso upgrade rispetto a canottiera e ciabatte), ha cacciato i venditori ambulanti dalle sale. E soprattutto ha abolito il martedì di riposo, tenendo la Reggia aperta 7 giorni su 7 con un incremento di visitatori del 70% e di introiti del 105%. «Spiace rilevare» che cosa?

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